WACKEN 2019

WACKEN 2019

di Barbara Aversa e Massimo Masera

Anno Domini 2019. Anche per quest’anno i sottoscritti hanno macinato km e km per raggiungere la mecca. Si perché il Wacken è questo. Oltre le band che possano più o meno piacere, il Wacken è anche tutto ciò che ci gira intorno. E fidatevi quando diciamo che c’è tanto da vedere e da vivere. Andateci e vivetelo, divertitevi, urlate, cantante, siate un po’ cazzoni… insomma vivetelo un po’ alla tedesca e chi frequenta questo festival da anni sa cosa intendiamo. Non smetteremo mai di decantare le lodi di questo evento, si perché ogni anno che passa, l’organizzazione sta raggiungendo la perfezione, dai suoni alla sicurezza, dai trasporti alla pulizia. In tutto. Ricordate il famosissimo “odore”? Quel misto di fango e piscio? Beh… scordatevelo! Ricordate il fango fino alle ginocchia? Scordatevi pure quello. Probabilmente l’esperienza negativa del Rock am Ring ha insegnato tanto. Infatti per la prima volta, in più di 20 anni, l’organizzazione ha sospeso le esibizioni a causa di un’allerta meteo, che in realtà poi non c’è stata. Un festival con 150 band, con 75.000 spettatori ed arrivato alla XXX edizione, avrà un perchè. La musica qui va 24/24, dopo i concerti, la festa continua con i vari karaoke e concerti improvvisati nei campeggi. Probabilmente siam di parte, ma per noi questa è la Holy Land.

Ma partiamo con ordine. Arrivati il 31 Luglio in mattinata, attendiamo il cambio dei biglietti e una volta messi i bracciali ci indirizzano verso l’area campeggio a noi riservata. Tempo di montare la tenda, di sistemarci si è fatta già sera. In tutta fretta ci avviamo verso l’area concerti. Da notare che per gli addetti ai lavori c’erano veri e propri autobus di linea che ti portavano dal campeggio all’area concerti e nonostante trasportino migliaia di metallari, sono più puntuali e puliti di quelli di Torino. E’ bene ricordare che il Wacken conta 3 palchi principali (“Faster”, “Harder” e “Louder”), 3 secondari (“W:E:T”,“History” e “Headbangers”) e altri più piccoli sparsi per l’area (“Beergarden”,“Wackinger” e “Wasteland”) e per la prima serata gli stage principali sono interdetti al pubblico. Proprio a propostito degli ultimi 2 stage,da ricordare anche le rispettive aree tematiche annesse con tanto di attrazioni post apocalittiche,body painting,spettacoli circensi,combattimenti nell’arena ecc…
Quindi ci avviamo verso l’Headbanger dove riusciamo a vedere gli UFO solo per la conclusione. Il tendone è stracolmo di gente, ma una botta qua e una spinta la riusciamo a conquistare una buona posizione per cantare Doctor Doctor e attendere i THE DAMNED sul palco accanto. Ed ecco che poco dopo Dave Vanian, Captain Sensible & Co. salgono sul palco. Love Song apre le danze. La band è in forma e Vanian con il suo mood e look anni 50 trascina la folla. Anti-Pope, Smashing Up, New Rose e Neat Neat Neat sono alcuni dei quindici classici che ha fatto ballare e saltare i presenti. Si può dire quello che si vuole, ma signori questa è classe, Riescono a far muovere il culo alla gente da ben quattro decadi. Ci spostiamo di due metri ed è la volta degli SWEET. O meglio Andy Scott’s Sweet. A quanto pare gli piace vincere facile per aprire l’esibizione con Action (famosa per essere stata coverizzata dai Def Leppard,ndr). Lo show tra Hell Raiser, Love is like Oxygen e Burn on the Flame scorre via in modo piacevole, ma forse in modo un po’ anonimo. La situazione si riprende giusto sul pezzo finale, ovvero la canzone che tutti aspettavamo: Ballroom Blitz, tant’è che il mio socio ha rischiato di essere catapultato sul palco dai presenti presi dall’eccitazione. È la volta dei ROSE TATTOO. Non c’è bisogno di presentazioni per loro. Un boato li accoglie ed è subito Rock’n’roll. Si parte con Bad Boy for Love seguita da Assault & Battery,Tramp, Rock’n’Roll Outlaw per citarne alcune. Un’ora e quindici di puro divertimento, eseguito magistralmente da Angry Anderson e soci, che salutano il pubblico con Nice Boys. La nostra prima giornata si conclude con l’esibizione dei THE SISTERS OF MERCY. Onestamente siamo rimasti perplessi per la posizione in scaletta, ma ciò non ci impedisce di rimanere lì e vedere se questa volta l’esibizione di Andrew Eldritch fosse più convincente di quella dell’Hellfest. Si parte con More seguita da classici come Marian, Dominion e This Corrosion. Tecnicamente le canzoni sono suonate bene, ma manca qualcosa. Andrew non ha mordente, si aggira per il palco avvolto da luci viola e fumo. Ed è un vero peccato. Va bene che i tempi sono cambiati, ma riuscire a rendere noiosa Temple of Love non è da tutti.
Finito il concerto decidiamo di andare a riposarci per essere pronti e vispi per il DAY II.

Ed eccoci all’inizio ufficiale del Wacken. Ogni frequentatore sa bene che prima di iniziare una full immersion sonora deve guardare le previsioni, si perché qui il tempo cambia velocemente. Nonostaste le previsioni avverse, il sole l’ha fatta da padrone. Arrivati nella famigerata area concerti principali veniamo accolti dagli SKYLINE, band creata da Thomas Jensen e Holger Hübner (i papà del Wacken,ndr.), che ripropongono cover e non disdegnano le comparsate di amici come DORO PESCH. Tra le varie cover, viene eseguita anche l’anthem per il W:O:A, scritto da loro per l’evento. Sulle note di Crazy Train con ospite GUS G.chitarrista già alla corte di Ozzy, decidiamo di girovagare tra stand e Metal Market, dove c’è il rischio di accendere un mutuo per poter acquistare chicche e rarità discografiche. Le ore passano in fretta ed ed è giunto il momento di dirigersci al W:E:T per i VAMPIRE. Una mazzata su denti! Death metal old school con venature thrash. I pezzi vengono eseguiti con precisione chirurgica. Pochi secondi di pausa tra un pezzo e l’altro, fanno si che l’adrenalina non cali. Così passando da Knights of the Burning Crypt a At Midnight I’ll Possess Your Corpse fino a Midnight Trial e The Fen,si conclude un concerto dall’atmosfera veramente old school,fatta di pochi fronzoli ma tanta energia così come succedeva nei primi anni ’90. Approfittiamo della pausa per abbeverarci e ripararci dal sole che picchia, ed ecco arrivare i NECROPHOBIC. Precisi,blasfemi,terremotanti,micidiali.Troppo poco tempo a disposizione per poter rovesciare sul pubblico tutti i loro inni malefici, ma la scaletta guardando anche i volti dei presenti,ha soddisfatto le aspettative. Partendo da Awakening, ci si trova immediatamente catapultati nel loro inferno. Celebration of the Goat,The Crossing,Revelation 666, The Nocturnal Silence,The Mark of the Necrogram, un susseguirsi di sferzate, che hanno reso la loro esibizione un dolce supplizio!!!
E’ la volta degli AIRBOURNE la loro miscela hard rock ‘n’ roll old school, che seppur debitrice in parte al sound AC/DC, riesce a divertire e convincere con un perfetto mix di gags, spettacolo, spensieratezza, alcohol e pezzi che ti si ficcano in testa. Canzoni come Ready to Rock, Heartbreaker, Live It Up e Runnin’ Wild assolvono al loro compito di catapultarti in piena atmosfera vecchio hard rock suonato senza fronzoli e che ha come unico obbiettivo il divertirsi e il divertire. Ritorniamo verso il W:E:T stage per assistere agli UNLEASHED. Ammettiamolo, la band è una sicurezza in campo death metal, solido e compatto death metal old school.
Potremmo continuare citando frasi fatte, proverbi od ovvietà ma ogni volta che li rivediamo, sono sempre il solito e affidabile monolite death metal e concedetecelo… cazzo, è così che li vogliamo! La scaletta prende il via così con pezzi storici come Dead Forever,Into Glory Ride,The Dark One,Execute Them All,Death Metal Victory fino a brani tratti dalla loro ultima opera del 2018. Peccato per l’esclusione di pezzi tratti da Shadows in the Deep o Victory ma qua si va sul personale e comunque nulla toglie alla prestazione di questa band. Immarcescibili…fino alla fine! Decidiamo di vedere un paio di pezzi dei SABATON, pur non amandoli, vogliamo capire il perché la gente li ami tanto. L’area mainstream è piena, qui capiamo esattamente quanta gente c’è… un bagno di folla e solo grazie ai maxi schermi riusciamo a vedere qualcosa. Uno spettacolo di due ore, suddiviso sui due palchi principali. L’allestimento scenografico dello stage Harder è imponente. Trincee, carri armati, un vero coro di soldati e una marea di fuochi, mentre il Faster è molto più semplice. Un megaschermo e una batteria. La band si separerà solo dopo 40min sui due palchi,dove saliranno anche i vecchi membri e alcuni ospiti come la violoncellista “metal” Tina Guo. Ammettiamo che, pur non amandoli, per quel poco che abbiamo visto hanno offerto un ottimo spettacolo anche se ancora non abbiamo compreso cosa li renda cosi famosi. Ci dirigiamo nuovamente verso il “tendone”, dove per i sottoscritti suoneranno i veri 2 headliner della giornata. Anche qui una marea di gente e questa volta raggiungere le prime file è stato assai più complicato. DARK FUNERAL. Una vera e propria macchina da guerra. Sempre micidiali! Chi ha già visto la band svedese in azione in passato,sa cosa aspettarsi.Lord Ahriman continua a guidare e a tenere ben salde le redini di questa diabolica creatura. Presenza scenica sempre di impatto e capacissimi di riversare sulla folla presente quel concentrato di blasfemia a cui ci hanno ormai abituato. I loro brani migliori vengono riproposti con forza devastante mantenendo quell’aura maligna già presente sui loro dischi. Open the Gates,Unchain My Soul,The Arrival of Satan’s Empire,Where Shadows Forever Reign sono alcune delle gemme nere con cui siamo stati trafitti.Ed eccoci arrivati al clou della situazione. Quello che abbiamo aspettato da tutto il giorno. HELLHAMMER o meglio HELLAMMER PERMORMED BY TOM WARRIOR’S TRIUMPH OF DEATH. Dopo averli già visti all’HELLFEST confermiamo l’ottima impressione. Formazione per due quarti italiana, sciorinano uno dopo l’altro i classici degli Hellhammer, pezzi capisaldo della discografia metal. La tecnica è aumentata e l’esperienza ultra trentennale si vede, sicuramente è svanito quel “marciume” che contraddistingueva i nostri negli anni ’80 in parte dovuto anche ai limitati mezzi a disposizione, ma Tom G. Warrior e soci son stati capaci di far emozionare i presenti fedelissimi. The Third of the Storms(Evoked Damnation),Massacra,Maniac,Reaper, Aggressor,Blood Insanity,Decapitator,Crucifixion,Triumph of Death sono alcune delle gemme che hanno immortalato lo storico,almeno per i sottoscritti, evento.
Una prima giornata entusiasmante e come avrete capito qui non si sta mai fermi.

Altro giro altra cosa. La giornata inizia relativamente presto. Ci dirigiamo verso il Louder, più per curiosità, per i JINJER. Volevamo capire se Tatiana Shmaylyuk riuscisse davvero a reggere 45 minuti di growl. Ebbene… SI. Tatiana è una vera “bestia” da palcoscenico. Rimaniamo piacevolmente sorpresi dalla sua bravura, la sua tecnica impeccabile nel passare dal growl al clean (e viceversa) in modo totalmente naturale. Mossa vincente anche la sua mise aderente e dorata, che ha catalizzato tutti gli sguardi su di lei. Ma questo non ci ha impedito di cogliere la bravura e la tecnica del resto della band. Ci spostiamo per seguire i Queensrÿche. Ammettiamo che per noi (soprattutto per Barbara) i Queensrÿche sono riconducibili a Geoff Tate, ma ciò non toglie che Todd La Torre se la sia cavata egregiamente. E’ un susseguirsi di classici: Queen Of The Reich, Operation Mindcrime, Empire , Eyes Of A Stranger, Jet City Woman e Take Hold of the Flame. In conclusione un’ottima prova per la band, peccato per la collocazione in scaletta e per la scarsa affluenza di pubblico.
Toccherebbe ora ai CRADLE OF FILTH, ma nubi minacciose, fulmini e saette si indirizzano verso di noi, tant’è che l’esibizione degli ELUVEITIE viene sospesa.Lo speaker comunica che le esibizioni verranno sospese e ci indirizzano verso l’uscita. Ci suggeriscono di trovare un riparo sicuro. Rapidamente l’area si svuota,tutto in modo ordinato e tranquillo. Come anticipato, non ci era mai capitata una situazione del genere. Ma nel giro di un paio d’ore l’allarme è rientrato e le esibizioni sono riprese più o meno in modo tranquillo, tranne che per qualche cambio palco e la cancellazione dello show dei TRIBULATION (che attendevamo con ansia).
Mentre cerchiamo di capire come sia stato aggiornato il running order, troviamo tempo per curiosare nel History Stage dove si esibiscono i vincitori della Metal Battle da ogni parte del mondo. Arriviamo per i VANISHING.Gruppo sorpresa!!! Look punk/glam rock/visual kei molto influenzato dagli storici X Japan,questo terzetto nipponico spacca e diverte nonostante il poco tempo a disposizione. Davvero trascinanti. Abbiamo avuto l’occasione di conoscerli di persona. Ragazzi timidi ma comunque gentili e disponibili e quasi sorpresi delle attenzioni a loro riservate. È stato bello per una volta parlare di band nipponiche come Dir en Grey e non essere guardati come alieni. Da tenere d’occhio per il futuro. Jungle Baby!
Tocca ai BODY COUNT FEAT.ICE-T. A causa dei cambi orari riusciamo a vedere solo una parte. E’ strana la loro presenza all’interno di un festival solitamente “ortodosso”, ma l’accoglienza da parte del pubblico è strepitosa. La loro esibizione parte come un pugno in pieno stomaco. Ice-T e soci sanno tenere il palco e il pubblico come pochi. E’ tutto un susseguirsi di motherfucker, shit e fuck a rafforzare la loro posizione. Mentre il mio socio guarda un po’ distratto, io (Barbara) vado letteralmente fuori di testa. La setlist è esplosiva, peccato averne visti solo metà ma No Lives Matter, Black Hoodie e There Goes the Neighborhood, mettono a tacere tutti i detrattori. Come detto pocanzi,un pugno nello stomaco. Mi è stato riferito che, oltre la classica Cop Killer (che fa un po’ sorridere se si pensa al ruolo di Ice-T in Law and Order), han proposto cover dei The Exploited, Suicidal Tendencies e Postmortem degli Slayer.
E via verso i VENOM INC. Nonostante qualche problema tecnico iniziale all’amplificazione di Mantas (problemi perfettamente risolti in brevissimo tempo) e nonostante gli ormai noti problemi di Demolition Man all’anca,il concerto è proseguito con potenza ed energia. Anche per loro la setlist è ricchissima. I presenti si esaltano sulle note di Rip Ride, Live Like an Angel (Die Like a Devil), Witching Hour, Countess Bathory e un boato accompagna le prime note di Black Metal. Si nota l’assenza di Welcome to hell ma giustamente il gruppo ha voluto dare spazio all’unico disco inciso evitando di ricadere sempre nel baratro della nostalgia anche se sono proprio i vecchi ed immortali pezzi a smuovere ed entusiasmare di più il pubblico.
Sul palco accanto tutto è pronto per i CRADLE OF FILTH che dal main stage son stati spostati sul più piccolo W:E:T. Il pubblico affluisce copioso, in men che non si dica l’area è stracolma di gente. Continuiamo a ripetere ed esporre la nostra personale teoria, ma condivisa anche da altri. Dani Filth non sa tenere il palco e non è mai stato un grande frontman. Soliti urletti e falsetti a tratti ormai prevedibili. Palco puttosto scarno a livello scenografico. Tra i brani proposti Cruelty Brought Thee Orchids,Beneath the Howling Stars,Malice Through the Looking Glass,Summer Dying Fast,Nymphetamine (Fix),Her Ghost in the Fog. Apprezzabili gli interventi vocali ad opera della tastierista Lindsay Schoolcraft anche se ben lontani dall’ugola fantastica di Sarah Jezebel Deva. In conclusione,il solito concerto suonato bene ma quasi per routine e un po’ sottotono avendoli visti già diverse volte in passato e con prestazioni migliori. Forse ha influito il dover suonare su un palco più piccolo (forse). Ma la delusione è tanta, dato che loro (lui) han creato un genere, eppure tante e tante band li hanno soppiantati in sede live. Questa sensazione di delusione viene subito spazzata via quando sul palco accanto salgono i PRONG. Potenza assoluta e a giudicare dai continui circle pit,il pubblico sembra ricambiare tutta l’energia del terzetto newyorkese. Etichettare la band è sempre stato complesso e dal livo propongono una scaletta con pezzi classici che toccano diversi generi dal groove al thrash. Unconditional, Cut-Rate, Ultimate Authority si susseguono a ritmo frenetico. Il concerto trova un po’ di respiro a metà con la più “tranquilla” Prove You Wrong per poi riprendere a pieno ritmo con Broken Peace, Whose Fist Is This Anyway? e la stratosferica Snap Your Fingers, Snap Your Neck. Sono solo in tre, ma spaccano il culo e lo fanno da 30 anni. Loro si che sanno come allestire uno spettacolo semplice,diretto e potente.
Sono ormai le 22.20, abbiamo venti minuti per raggiungere l’Harder Stage. Ci facciamo spazio tra una folla oceanica, ma eccoci. Signore e signori: SLAYER. C’è poco da dire. Visti all’Hellfest in cui hanno offerto uno spettacolo grandioso,si ripetono sul palco del Wacken per dar vita a quello che sarà l’ultimo festival europeo nonchè la penultima data europea (suoneranno a Stoccarda il giorno dopo,sabato 3 agosto).Nella scaletta trovano spazio tutti i grandi classici eseguiti con la solita maestria :Evil Has No Boundaries,Postmortem,War Ensemble,Mandatory Suicide, Seasons in the Abyss,Hell Awaits,South of Heaven,Raining Blood,Black Magic,Dead Skin Mask,Angel of Death.Come già successo anche all’Hellfest, la scenografia è grandiosa e non mancano fiamme,fuochi,pyros a sottolineare i momenti salienti dell’intero spettacolo. Tom Araya è in gran forma, Kerry King come sempre impassibile, preciso e micidiale. E poi il mai troppo osannato e lodato Gary Holt, un’autentica macchina spara riffs. Paul Bostaph da sempre sotto esame e comparato al suo predecessore Dave Lombardo,offre comunque che lo si voglia ammettere o meno,una prestazione grandiosa.
Un’ora e mezza pazzesca. Alla fine ,come già successo in Francia,un Tom Araya sorridente,soddisfatto e visibilmente commosso saluta il suo pubblico, da solo, in silenzio, con gli occhi lucidi, quasi a voler immortalare quel momento. La commozione è tanta, attorno a noi gente in lacrime. Esagerato? Forse, ma ragazzi, abbiamo detto addio ad una delle band che ha accompagnato la nostra adolescenza, una delle band a cui siamo più legati.Ci avviamo dunque verso l’ultima band della giornata:i DAD.Era una vita che volevamo vederli ma per vari motivi non ci siamo mai riusciti. Ed eccoci finalmente, eccoli lì che rispecchiano esattamente le nostre aspettative. Puro divertimento. La setlist ripesca un po’ da tutta la discografia. Si parte con Burning Star ed è chiaro sin da subito che piega prenderà la serata. La scenografia ci fa scoppiare a ridere. Un mega divano sul quale è situata la batteria e dove la band scorrazza allegramente, lo stesso divano presente nel video di Bad Craziness. A questo si aggiunga la curiosità di aspettare ogni nuova canzone per vedere quale folle e assurdo basso avrebbe imbracciato Stig Pedersen.Assolutamente carismatico!Se solo avessimo saputo il tedesco, avremmo anche interpretato il siparietto intrapreso tra il cantante e il batterista, che però a vedere le reazioni dei presenti pare sia stato divertente. Tutta la gag si è conclusa con la batteria che prende fuoco e dall’alto viene calato un grande teschio di vacca, illuminato come la migliore insegna di Las Vegas. E da qui in poi in sequenza pezzi come Monster Philosophy, Reconstrucdead, I Want What She’s Got e Jihad. L’esibizione si conclude con due classiconi come Sleeping My Day Away e It’s After Dark, che manda in visibilio il pubblico. Se cercate un gruppo che vi faccia divertire e che sappia intrattenere il pubblico,non perdetevi un loro concerto.

Stanchi, emozionati ma felici andiamo a riposarci per affrontare l’ultimo giorno.

Ed eccoci al giorno conclusivo. La stanchezza inizia a farsi sentire e quindi decidiamo di passare la mattinata e buona parte del pomeirgio a fare acquisti, cazzeggiare e bivaccare. Ed ecco che sul Faster stage si palesano i
PROPHETS OF RAGE. Anche loro, così come per i connazionali BODY COUNT,rappresentano un po’ un’eccezione sia per posizione in scaletta che per la propria partecipazione ad un festival come il Wacken.
Si sa, il pubblico tedesco non bada molto alle etichette ed infatti la band riesce a coinvolgere e convincere. Pur non seguendoli è impossibile non farsi contagiare quando B-Real dei Cypress Hill insieme a Chuck D dei Public Enemy partono con un meadly composto da Hand on the Pump, Can’t Truss It, Insane in the Brain e Jump Around. L’intera esibizione è stata una carrellata di pezzi di RATM, Cypress Hill e Public Enemy. Dato che il mio socio non apprezza particolarmente, decidiamo di spostarci per gli URIAH HEEP. Se solo fossimo riusciti ad avvicinarci. C’era talmente tanta gente che, la security ha chiuso gli accessi all’area. Quindi sconsolati, ci avviamo verso i SEPTICFLESH. Passando nuovamente davanti ai POR, rimaniamo (almeno Barbara) impressionati nel vedere quella marea di persone saltare e cantare a suon di Killing in the Name. Ma torniamo ai SEPTICFLESH. Visti in altri contesti e su palchi e condizioni metereologiche differenti, nonostante tutto, sanno creare un’atmosfera davvero incredibile. Riescono a creare suggestioni così profonde da portarti al cospetto di antichi idoli e civiltà scomparse. Professionali,ottima presenza scenica,soprattutto Spiros “Seth” Antoniou,col suo portamento e look “simil dune” imperioso e altero, si dimostrerà invece disponibile e pronto ad interagire con il pubblico in più di un’occasione. Tutte le parti in pulito vengono riproposte da Seth riadattate in chiave growl; è vero che si sente un pochino la mancanza della doppia timbrica ma questa è una piccola sottigliezza al cospetto dello show regalatoci. Tra i brani immortali citiamo Portrait of a Headless Man,Pyramid God,Martyr,The Vampire from Nazareth,Anubis.
Ci reindirizziamo nuovamente al main stage. Abbiamo più di quaranta minuti prima del prossimo concerto. Tempo di rifocillarci ed è ora dei POWERWOLF. Anche loro come i Sabaton,sono ormai una presenza fissa dei festival ed anche per loro l’affluenza è alle stelle.Bisogna ammettere che hanno offerto davvero un bel concerto. Costumi, rituali, facepainting aumentano l’intensità dell’esibizione. Peccato per qualche problema tecnico che ha inficiato sulla parte iniziale dello show. Una volta sistemati, ecco che i ritornelli ti si stampano in testa (anche se alcuni pezzi sono un po’ simili tra loro). I nostri sanno essere coinvolgenti al punto giusto e la presenza scenica di Attila insieme al suo “branco” creano il giusto mix di teatralità che fa da contorno alle leggende narrate nelle proprie canzoni.Tra in pezzi eseguiti Fire and Forgive,Army of the Night,Incense & Iron,Amen & Attack Armata Strigoi,Blessed & Possessed,Werewolves of Armenia,We Drink Your Blood.
Finito il concerto, assistiamo in prima persona all’effetto Powerwolf. La mia socia (Barbara) continuerà a cantare anche nei giorni successivi Mater Mariaaaaaa!!!
Sulla app di tutti i cellulari compare la news che alle 21.50 ci sarà una sorpresa. Ci fermiamo lì ed aspettiamo di capire cosa ci attende. Dai palchi principali inizia un gioco di luci, fiamme, laser e chi più ne ha più ne metta, tutto questo per annunciare le prime band della prossima edizione (andata sold out in meno di 21 ore,ndr).
Il pubblico rimane a bocca aperta nell’assistere a questo spettacolo ed esplode il boato quando in sequenza vengono annunciate le band. Questo mini show è durato circa 10 min. Da lì a poco, si esibiranno i Parkway Drive,cosi decidiamo di andarci a fare un giro. Arriviamo al Wackinger stage e ci ritroviamo davanti gli SKYCLAD. Dobbiamo ammettere che abbiamo smesso di seguirli seriamente dopo l’abbandono di Martin Walkyer,rifiutando di ascoltare i loro album successivi, forse ingiustamente. Ma Martin era uno dei punti di forza,almeno ripensando alle emozioni che la loro musica ci ha sempre trasmesso. Comunque ci avviciniamo allo stage senza preconcetti e con un po’ di curiosità. La prima cosa che notiamo con piacere, è il ritorno di Dave Pugh nella band,a quanto leggiamo avvenuto già nel 2014. Chitarrista presente nei primi fantastici e seminali albums (non nel primissimo disco del 1991 ma già presente nell’ep successivo del 1992). Non riusciamo a vedere il concerto fino alla fine, giusto 4/5 pezzi. L’impressione è positiva ed il gruppo si è dimostrato compatto e con il giusto feeling assicurando uno spettacolo coinvolgente.
Ci facciamo largo tra la folla è raggiungiamo il Faster per i SAXON. Cosa dire? Bhe,che nonostante gli anni passati,ogni loro concerto è sempre un concentrato di energia e passione e i brani sono sempre eseguiti con la solita maestria e professionalità. Biff sa sempre come tenere in pugno la folla e incitarla da ormai 40 anni.
Vengono eseguiti tutti i grandi ed immortali classici da Motorcycle Man a Wheels of Steel,da Strong Arm of the Law a Denim and Leather passando per The Eagle Has Landed fino a And the Bands Played On. A questi pezzi diventati storia imprenscindibile dell’heavy metal non sfigurano brani più recenti come Battering Ram,Thunderbolt e They Played Rock and Roll dedicato al compianto Lemmy. Potevano mancare Heavy Metal Thunder,Crusader,747 (Strangers in the Night) e Princess of the Night?Assolutamente no e proprio sulle note di quest’ultima si chiude un concerto favoloso. Da segnalare la presenza dell’ormai storica e iconica acquila che in diversi momenti si sollevava e stagliava sullo sfondo del palco e il maxischermo posto subito dietro in cui venivano proiettate immagini di repertorio tra cui vecchie foto,toppe,fliers, tutte le copertine dei dischi,che come in un continuo rimando tra un glorioso passato edun’altrettando glorioso presente/futuro,accompagnavano di volta in volta le canzoni. E’ sempre un piacere rivederli.Con loro si va sul sicuro, ogni spettacolo non ti deluderà. A concludere questa XXX edizione del Wacken, ci pensano i RAGE con la Lingua Mortis Orchestra. Sentir suonato quasi per intero XIII è un’emozione indescrivibile, parliamo a livello personale, dato che è uno degli album a cui siamo più legati. I pezzi si susseguono seguendo la scaletta del disco e il poter riascoltare dal vivo queste gemme è fantastico. Unica nota dolente (per il mio socio) a concludere invece un concerto davvero ben riuscito,è stata la mancanza di In Vain, piccolo gioiello presente proprio in XIII. L’esecuzione della band e dell’orchestra è stata come sempre impeccabile e a concludere l’esibizione viene proposta Higher Than The Sky che finirà con il solo coro cantato dal pubblico. A ripensarci ci viene ancora la pelle d’oca.
Guardando Peavy e soci si vede quanto siano ben felici e soddisfatti dell’accoglienza ricevute nonostante l’ora tarda.Sono le 3 del mattino.

In conclusione. È difficile spiegare cosa sia il Wacken. Certo, altri festival blasonati hanno bill giganteschi e vari, ma qui c’è quel qualcosa in più, che difficilmente è spiegabile a parole e chi non è mai stato lì almeno una volta non può capire.
Il Wacken (almeno per i sottoscritti) è e rimane il festival metal per eccellenza.
E ora,concludendo questa (più o meno) breve recensione, concedeteci di esaltare una piccola novità:il Wacken Markt, un vero e proprio supermercato in mezzo al nulla.Non stiamo parlando di un piccolo discount o di uno spaccio ma di un cazzo di supermercato con tutti i beni alimentari e materiale da campeggio.
Anche questo è il Wacken!!!!
See you next year Rain or Shine!

Barbara_Francone

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