THY ART IS MURDER + WHITECHAPEL + FIT FOR AN AUTOPSY + SPITE – il concerto di sabato 14 ottobre all’Alcatraz di Milano nel nostro live report!

THY ART IS MURDER + WHITECHAPEL + FIT FOR AN AUTOPSY + SPITE – il concerto di sabato 14 ottobre all’Alcatraz di Milano nel nostro live report!

THY ART IS MURDER + WHITECHAPEL + FIT FOR AN AUTOPSY + SPITE  

Alcatraz 14 ottobre 2023 – Milano

Parole di Gabriele Padoa

Per il loro tour europeo i Thy Art Is Murder hanno scelto dei compagni di viaggio affidabili e di grande fama, come Spite, Fit For An Autopsy e Whitechapel. Il tour, iniziato a fine settembre in Germania e che ha toccato trenta città in poco più di un mese, è un’occasione per ascoltare le canzoni del recentissimo ultimo disco, Godlike, e sarà seguito da un’appendice in Australia, dove suoneranno a fine novembre. Il tour permette anche di sentire dal vivo per la prima volta il nuovo cantante Tyler Miller (Aversions Crown) che ha preso il posto dello storico frontman Chris McMahon. Quest’ultimo si è separato dalla band australiana in maniera piuttosto burrascosa subito prima dell’inizio della tournée nel Vecchio Continente. L’unica tappa italiana è stata all’Alcatraz di Milano, dove ad assistere a questa carrellata di gruppi deathcore accorrono quasi tremila spettatori, dall’estrazione variegata, molti stranieri, giovani e meno giovani, dagli amanti del punk ai metallari.

I primi a salire sul palco, puntuali alle 18.30, sono gli Spite, che erano già stati dalle nostre parti lo scorso anno in occasione dell’Impericon Never Say Dier! Tour, al Circolo Magnolia di Milano. La formazione californiana (che conta quattro album alle spalle, l’ultimo dei quali è Dedeication To Flesh dello scorso anno) mischia parecchio l’hardcore più grezzo al death. Nonostante la formazione rimaneggiata, la band americana si conferma molto divertente nelle sue esibizioni live. Il cantante Darius Tehrani si dimostra un animale da palcoscenico, capace di coinvolgere la platea in un vorticoso e dinamico pit. La sua performance vocale è tecnicamente molto valida. Senza mai stare un attimo fermo, riesce ad alternare guttural, scream di medio range, parti acute e fry vocals.

Passano circa una quindicina di minuti per il soundcheck ed ecco i Fit For An Autopsy, privi, come accade sempre nei tour oltreoceano, di Will Putney. E questo è un peccato perché l’assenza del chitarrista di lunga data penalizza un po’ il sound. Si inizia con la potente A Higher Level Of Hate, ma subito ci si accorge di un problema di acustica che si trascinerà per più della metà della loro setlist. A mancare di potenza è soprattutto l’amplificazione della voce del cantante Joe Badolato, che solitamente regala esibizioni da brividi. Nonostante tutto, si riesce ad apprezzare il sound del batterista Josean Orta, il cui modo di suonare è intelligente e personale. Il deathcore del gruppo statunitense si caratterizza per la spiccata attenzione al groove, che negli ultimi anni si è accompagnata a una maggiore presenza di sezioni melodiche e atmosferiche e parti in pulito. La serata offre esempi di entrambe le anime dei FFAA, sia quella violenta (Black Mammoth, Savages, Hellions), sia quella melodica (The Sea Of Tragic Beasts, Far From Heaven).

Giusto il tempo di farsi una birra e di cambiare gli strumenti e sul palco ed è il momento di immergersi nella musica dei Whitechapel. Già con l’iniziale I Will Find You riemergono i problemi di acustica, e la voce di Phil Bozeman è sovrastata dalle chitarre. Per fortuna però con il procedere del loro concerto l’inconveniente viene man mano risolto. La loro setlist è composta da nove tracce ma alla fine risulta un po’ confusionaria perché mette insieme canzoni appartenenti ai loro primi dischi, frutto di un deathcore più violento e grezzo (come Prostatic Fluid Asphyxiation, End Of Flesh e This is Exile), a brani della loro fase di transizione (The Saw Is The Law), fino alle ultime uscite di The Valley e Kin dove si allontano dal deathcore, per entrare in un death metal moderno e melodico che si discosta dal minimo comun denominatore della serata (I Will Find You e A Bloodsoaked Simphony). Tra gli aspetti positivi c’è la performance di Phil Bozeman, che si conferma uno dei migliori vocalist della scena, sia per i potenti guttural sia per le parti in pulito che ha introdotto di recente. Una nota di merito va anche alle parti strumentali, tecnicamente impeccabili.

La pausa che precede gli headliner della serata permette di visitare l’angolo dedicato al merchandise, ricco e vario, con magliette, felpe e CD delle quattro band. Ai Thy Art Is Murder viene concesso un maggiore spazio scenografico, con la batteria posizionata al centro e in alto, e un gioco di luci e di effetti che prima non si erano visti. Anche il tempo a loro disposizione è più lungo, con quindici brani, metà dei quali tratti dall’ultima pubblicazione Godlike. Priva finalmente dei problemi di acustica, la loro performance propone un deathcore potente ed estremo, cui sono sempre stati fedeli nella loro carriera. La qualità dei suoni cui ci hanno abituati nei loro album in studio, viene replicata alla perfezione anche dal vivo, anche grazie alla potenza e alla resistenza del batterista Jesse Bealher. I più attenti in sala riescono a notare la sua tecnica swivel del doppio pedale e il suo suonare ambidestro. Il pubblico, già molto caldo, scarica tutta la sua energia in mosh, headbanging e air drumming. La setlist contiene anche dei brani politici, come Make America Hate Again o Holy War o di denuncia sociale come Puppet Master. Non mancano altri classici, come Slaves Beyond Death, Reign Of Darkness e The Purest Strain Of Hate. La curiosità principale era legata al nuovo frontman Tyler Miller. Nonostante il poco tempo trascorso con i nuovi compagni di band, il cantante australiano convince pienamente sia dal punto di vista tecnico che di presenza scenica (con tanto di costume da mercenario moderno).

La serata termina poco prima delle 23, dopo più di quattro ore di deathcore che ognuna delle quattro band ha proposto secondo la propria personale visione, e dimostra come il genere possa contare su consolidati interpreti e una fanbase in continua espansione.

Ferruccio Bortolotti

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