THE RETURN OF THE GODS FESTIVAL – Arena Parco Nord Bologna, Domenica 2 luglio 2023: il nostro live report!

THE RETURN OF THE GODS FESTIVAL – Arena Parco Nord Bologna, Domenica 2 luglio 2023: il nostro live report!

Pantera + Kreator + Elegant Weapons + Coroner + Fleshgod Apocalypse + Vektor + Sadist
Arena Parco Nord di Bologna, 2 luglio 2023
Parole di Antonino Blesi
Foto di Monica Furiani

Ennesima sfida organizzativa vinta per Vertigo Hard Sounds, una settimana dopo i quindicimila spettatori registrati dal Knotfest (il personale e trionfale festival alternative metal degli Slipknot). Il “luogo del delitto” è il medesimo (l’Arena Parco Nord di Bologna), ma il protagonista questa volta è il metal estremo, con la celebrazione del grande ritorno/tributo dei Pantera. La voglia di risentire dal vivo le canzoni di una delle band più innovative della storia del metal moderno, ha portato nella caldissima (in tutti i sensi) conca collinare davanti al palco del festival, lo stesso numero di fan della settimana precedente, confermando un successo che si è costruito giorno dopo giorno, grazie all’adesione costante di seguaci della vecchia guardia e di tanti giovani che non avevano mai potuto ammirare la band texana dal vivo. Le attrattive musicali non finivano qui, data la presenza di altre sette band di alto livello, diventate sei a causa della defezione improvvisa (volo cancellato) dell’esibizione degli attesissimi Behemoth, che ha creato qualche malumore ma dato anche la possibilità ad una band storica di offrire al pubblico un concerto memorabile. Ne parleremo tra poco, segnalando per il sabato 15 luglio, questa volta all’Ippodromo Snai San Siro, la seconda parte di The Return Of The Gods, con un parterre di assoluto rispetto: The Raven Age, Blind Channel, Epica, Stratovarius e l’unica data degli Iron Maiden sul suolo italico per il 2023.

12.15: SADIST

Scelta di lusso per aprire le danze, per un gruppo storico che meriterebbe ben altre collocazioni e un minutaggio molto superiore. E invece la band guidata dal mitico Trevor Traverso, se ne frega e offre al piccolo ma infuocato pubblico presente, mezz’ora di classici presi dalla loro discografia, cercando di ripercorre velocemente tutta la loro carriera, da Breathin’ Cancer (da Above The Light, 1993), alla mitica Tribe (che dà il nome al capolavoro del 1996), fino ad approdare al nuovo millennio grazie a due estratti da Sadist del 2007, e per finire con Accabadora, singolo e video tratto dall’ultimo e micidiale album in studio del 2022, Firescorched. Coerenti, inossidabili e feroci.

Scaletta:

  1. Breathin’ Cancer
  2. Season In Silence
  3. One Thousand Memory
  4. Tribe
  5. Tearing Away
  6. Abbacadora

13.15: VEKTOR

Questa cult band statunitense esiste da circa vent’anni, ma dopo tre dischi in studio, ha chiuso le attività nel 2016, per poi riformarsi quattro anni dopo, con una sezione ritmica rinnovata. A capo delle operazioni rimangono David DiSanto (voce e chitarre) ed Erik Nelson. Tutto, a cominciare dal loro della band, per proseguire verso le liriche fantascientifiche e le strutture musicali estreme e insieme progressive, sembra un tributo molto appassionato e convincente verso i Voivod e la loro leggenda, ma nei trentacinque minuti a loro disposizione, possiamo anche ascoltare un eccellente esempio di old school american thrash, che vede in band come Death Angel, Heathen e Vio-lence altri riferimenti di tutto rispetto. Solo quattro tracce di cui due molto lunghe e articolate, e molta passione che viene trasmessa a un pubblico estremamente ricettivo. Suoni che potrebbero essere più nitidi e potenti, ma è lo scotto che spesso pagano le band di supporto.

Scaletta:

  1. Charging The Void
  2. Black Future
  3. Tetrastructural Minds
  4. Recharging The Void

14.20: FLESHGOD APOCALYPSE

Il death metal sinfonico della band umbra non è mai stato celebrato come meriterebbe, insieme a una professionalità impeccabile, che viene estremizzata in positivo grazie alla prestazione odierna del quintetto (manca il bassista Paolo Rossi). Tutte le condizioni ambientali giocano contro questo ensemble, che fa del gotico e di sinistre atmosfere le sue armi principali. Difficile rendere queste sensazioni alle due del pomeriggio di una bollente domenica di luglio, in cui inoltre i suoni non sono ottimali e per la prima fase del concerto, la voce da soprano di Veronica Bordacchini, fatica a risaltare e non per suoi demeriti. Il gruppo non rinuncia a trucco vampiresco e costumi ingombranti, che uniti alla drammatica bellezza del pianoforte classico di Francesco Ferrini ci portano nel loro mondo tormentato e cinematico, senza fare sconti. Il pubblico reagisce con grande entusiasmo a una prestazione energica e davvero coinvolgente, da incorniciare nonostante tutto. Esemplari.

Scaletta:

  1. Fury
  2. Healing Through War
  3. Sugar
  4. Minotaur (The Wrath of Poseidon)
  5. No
  6. The Violation
  7. The Fool
  8. The Egoism
  9. The Forsaking

16.00: CORONER

Nel momento più caldo della giornata, arriva il comunicato video dei Behemoth che abbassa notevolmente il morale di molti dei presenti. La calura polverosa non aiuterà di certo, anche se l’organizzazione prova a rimediare grazie a docce rinfrescanti presenti e acqua disponibile per tutti (dopo aver acquistato un bicchiere di plastica a due euro). Gli svizzeri Coroner saranno di certo stati una grande sorpresa per molti dei presenti, perché grazie a loro si entra nel vivo del festival. Cult band originale e di grande talento, il trio (accompagnato da un compassato signore dietro ad un tablet, probabilmente addetto ai suoni ambientali delle canzoni proposte) sfodera uno stile tagliente e un thrash metal tecnico ed evoluto, ma anche estremamente potente, graziato anche da suoni finalmente all’altezza. Quel lieve retrogusto di Celtic Frost (alcuni membri della band sono stati roadie della band di Tom G. Warrior) è ancora presente nella voce di Ron Royce, ma è il contrasto tre le ritmiche ruvide e articolate e la chitarra quasi neoclassica (seppur contestualizzata al genere) e funambolica di Tommy T. Baron, a lasciare i presenti a bocca aperta. Il pogo diventa furente sia nel pit che dietro le prime file, e gli sguardi di tutti sono ebbri di soddisfazione. Un concento di livello superiore, ma ora attendiamo un nuovo disco che manca ben dal 1993!

Scaletta:

  1. Golden Cashmere Sleeper, Part 1
  2. Serpent Moves
  3. Divine Step (Conspectu Mortis)
  4. Semtex Revolution
  5. Status: Still Thinking
  6. Masked Jackal
  7. Grin (Nails Hurt)
  8. Reborn Through Hate

17.30: ELEGANT WEAPONS

Sono l’elemento un po’ estraneo al contesto estremo del festival, probabilmente presenti perché Rex Brown ha suonato il basso nel loro debutto del 2022, Horns For A Halo, ed è buon amico di Ritchie Faulkner, leader di questo progetto e soprattutto, colui che ha donato una seconda vita ai Judas Priest. La band è formata da musicisti di tutto rispetto, da Ronnie Romero (Rainbow) alla voce, a Dave Rimmer al basso (Uriah Heep), fino a Christopher Williams (Accept) dietro le pelli. Nell’ora a disposizione, gli Elegant Weapons fanno rifiatare i presenti con una buona mistura di heavy rock, che riesce ad incorporare elementi classici e derivativi, con intuizioni più moderne e personali. Grande facilità esecutiva e pubblico in visibilio soprattutto durante le due cover proposte: Lights Out degli Ufo e una sontuosa War Pigs, cantata da tutti. Ci sanno fare e se riescono a rimanere insieme, potrebbero regalare grandi soddisfazioni. Il metal del futuro è in mano ad appassionati musicisti come il buon Faulkner! Viste però le nobili frequentazioni dei componenti, ci saremmo aspettati alcune cover delle band di appartenenza, e invece nulla.

Scaletta:

  1. Do or Die
  2. Blind Leading the Blind
  3. Horns for a Halo
  4. Dirty Pig
  5. Dead Man Walking
  6. Lights Out (UFO Cover)
  7. Downfall Rising
  8. Bitter Pill
  9. White Horse
  10. War Pigs (Black Sabbath Cover)

19.10: KREATOR

L’assenza dei Behemoth regala ai Kreator la possibilità di presentare al numeroso pubblico un concerto integrale (cento minuti, più lungo della band che chiuderà la serata) che dimostra al cento per cento cosa possono offrire queste leggende del thrash europeo nel 2023. Il concerto migliore della serata e probabilmente una delle migliori prestazioni di sempre del quartetto germanico, con un Mille Petrozza in forma incredibile (la voce si è abbassata e arrochita, ma la grinta sopperisce su tutto) e che ha la seria intenzione di coinvolgere tutti i presenti e scatenare massacranti wall of death e circle pit che proseguiranno per ben diciassette canzoni e una serie di inni che vanno a pescare sia dal materiale più recente che a recuperare alcuni brani storici del primo periodo della band. Il palco è sontuoso e riproduce l’inquietante copertina del recente album Hate Über Alles, e con l’arrivo del bassista Frédéric Leclercq (ex Dragonforce), la band sembra aver raggiunto la quadratura perfetta. La cinquina finale ci fa tornare indietro di quasi quarant’anni e fa godere i vecchi e i nuovi fan del metal più cattivo e cruento. Una violenza lucida ma spietata, che ha conquistato veramente tutti.

Scaletta:

  1. Hate Uber Alles
  2. People of the Lie
  3. Awakening of the Gods
  4. Enemy of God
  5. Betrayer
  6. Phobia
  7. Satan Is Real
  8. Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
  9. Hail to the Hordes
  10. 666 – World Divided
  11. Phantom Antichrist
  12. Strongest of the Strong
  13. Extreme Aggression
  14. Terrible Certainty
  15. Violent Revolution
  16. Flag of Hate
  17. Pleasure to Kill

21.30: PANTERA

Questi Pantera sono “fake” e assemblati soltanto per fare quattrini? Molti la pensano così, ma la credibilità dei musicisti coinvolti è talmente alta che questa domanda non dovrebbe nemmeno essere pensata. I Pantera del 2023 sono sicuramente un omaggio e un tributo a due grandi innovatori del metal, e fin dal filmato iniziale che introduce il concerto e illustra scene on the road della formazione storica, si comprende che lo scopo di lucro c’è ma è del tutto in buonafede (quello del musicista è un lavoro, che lo si voglia o no). La situazione non è molto distante da quella degli attuali Queen (+ Adam Lambert): siamo davanti ad alcuni capolavori che vanno insegnati alle nuove generazioni e che i giovani devono poter assaporare anche in concerto, suonati al meglio delle possibilità attuali dei membri storici e di chi ha avuto il coraggio di rimpiazzare due artisti non sostituibili. E’ lo stesso Phil Anselmo (che canta scalzo e pieno di motivazione e passione, quasi rinnovato rispetto all’ombra di sé stesso mostrata in tanti concerti recenti) a far notare che la presenza nel pubblico di ragazzi della generazione successiva e che non hanno mai visto i Pantera dal vivo, è ben superiore a quella dei “reduci” degli anni d’oro della band. Fosse solo per questo motivo, questa “reunion” avrebbe pieno senso di esistere, e viene condotta dagli attuali protagonisti con umiltà e grande professionalità. Sia Charlie Benante, che Zakk Wylde, cercano di rispettare le partiture originali, con qualche piccolo tocco personale, ma sempre al servizio della band. Inoltre, è un piacere vedere un Anselmo quasi rinato (ma vocalmente oramai, non può durare più di un’ottantina di minuti, e così si giustifica la breve durata di un set comunque intenso e bruciante) e un Rex Brown il cui basso fangoso e pulsante è forse l’arma segreta più sottovalutata del muro del suono che solo i Pantera sapevano creare. Ogni brano è un trionfo, grazie ad una band compatta ma che viene esaltata da un pubblico clamoroso, che canta ogni minima strofa e ritornello. Un lavoro di squadra che raggiunge livelli di energia straripanti e qualche piccola commozione nel ricordo di Dime e Vince, in una Planet Caravan malinconica e meditativa. L’unione tra metallari viene celebrata nella leggendaria e ruvida Walk, dove i Kreator salgono sul palco per accompagnare i travolgenti cori. Uno spettacolo intenso e sicuramente il meglio che questa formazione poteva darci oggi, e che dovremmo tenerci stretto.

Scaletta:

  1. A New Level
  2. Mouth for War
  3. Strength Beyond Strength
  4. Becoming
  5. I’m Broken
  6. Suicide Note Pt. II
  7. 5 Minutes Alone
  8. This Love
  9. Fucking Hostile
  10. Cemetary Gates (First Part in memory of Abbott Brothers)
  11. Planet Caravan (Black Sabbath Cover)
  12. Walk
  13. Domination / Hollow
  14. Cowboys From Hell
  15. Yesterday Don’t Mean Shit

Emanuele Biani

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