Skeletal Remains, Enforcer, Toxic Holocaust, Municipal Waste 11 dicembre 2019 – Paderno Dugnano (MI) Slaughter Club

di Filippo Contaldo

 

Ci avevano detto che questa sarebbe probabilmente stata la data peggiore di tutto il tour“; è con queste parole che, circa a metà del concerto dei suoi MUNICIPAL WASTE, il mitico Tony Foresta si è rivolto verso uno Slaughter Club imballatissimo e carico all’ennesima potenza. “But tonight rules, man!”, dirà lo stesso Tony subito dopo, visibilmente soddisfatto di quanto aveva sotto gli occhi.

Magari questa previsione – fortunatamente errata – era stata dettata dal calendario; del resto il mercoledì sera, pure fuori Milano, può essere un deterrente anche per i più true; sta di fatto, che sin dalle 19.30, orario dell’esibizione degli apripista SKELETAL REMAINS, deathster americani particolarmente fracassoni e con discreto songwriting, all’interno del locale si respira un’aria particolarmente frizzante.

Buona parte del pubblico deve ancora arrivare, ma tra i presenti c’è già chi non ha molta voglia di “perdere tempo” in coda al bar, mostrando subito ansia di voler tornare a casa con un ampio ed eterogeneo bouquet di molecole di sudore altrui su giacche, magliette, chiodi o direttamente sull’epidermide; scorre quindi così la mezz’ora a disposizione degli statunitensi, tra insistiti headbanging durante i lunghi mid-tempo à la Obituary e i primi accenni di energico pogo durante le fiammate più veloci, condite da apprezzabili inserti di blast beat.

Terminato il riscaldamento e il primo dei tre quarti d’ora per cambio palco, durante i quali è stato possibile farsi una vera e propria cultura in materia di hip hop e dance music grazie al DJ alla consolle (mai avrei pensato di attendere l’arrivo di una band speed metal ascoltando “Egypt Egypt” di Egyptian Lover), ecco che si presentano a un rinfoltito pubblico gli svedesi ENFORCER, pronti per accendere la macchina del tempo e riportarci tutti almeno trent’anni indietro, non solo per il loro stile musicale ma anche per l’abbigliamento fatto di pantaloni di spandex nero e gilet di pelle aperti su fisici talvolta tonici talaltra meno.

Gli scandinavi, si sa, sanno il fatto loro; sarà che il pubblico italiano è notoriamente nostalgico dei gloriosi anni ’80, sarà che le composizioni dei quattro non mancano certo di qualità e ispirazione,  il loro show è un successo indiscusso.

Notevole la loro presenza scenica, impreziosita da momenti coreografici suggestivi dei tempi andati; particolare e degna di nota, inoltre, la voce di Olof Wikstrand, molto più acida e tagliente dal vivo rispetto a quanto si possa apprezzare su disco e che ha conferito all’esibizione un inatteso elemento di aggressività, in perfetta sintonia con gli stili delle altre band in programma.

Positivissima la risposta del pubblico, specialmente su From Beyond e Take Me Out Of This Nightmare, veri e propri inni cui è effettivamente impossibile rimanere indifferenti.

Il clima cambia radicalmente con l’entrata in scena dei TOXIC HOLOCAUST; non c’è più spazio per i cori da stadio, i baffi a manubrio e gli assoli priest-maideniani, è il momento di prendersela direttamente con il trascendente e infatti l’esordio del trio americano non lascia adito a dubbi di sorta: Nuke the Cross!

Non c’è molto altro da aggiungere sulla prestazione dei tre gentiluomini in parola, che può essere riassunta nella metafora di un treno merci in corsa a tavoletta e con i freni rotti; killer riff, ritmiche incessanti, blasfemia e misantropia a bancali e, soprattutto, pogo senza soluzione di continuità.

A tal proposito, memorabile la combo War is Hell e 666: nessuno ha resistito a gridare “six six six” a squarciagola durante l’ennesimo circle-pit.

Veniamo ora agli headliner MUNICIPAL WASTE; Tony e compagni non fanno in tempo a salire sul palco che dal nulla si materializzano due oggetti gonfiabili (uno di sicuro una bambola sex-toy e l’altro – a memoria – un coccodrillo) che vengono lanciati in ogni direzione centrando ripetutamente pubblico, musicisti, strumenti, testate, birre, senza lasciare indenne nessuno dei presenti.

Nel frattempo lo Slaughter Club, giunto ormai al pienone, è diventato un unico circle-pit arricchito da una decina di incalliti crowdsurfer, accolti con infinita pazienza dai ragazzi della security, anch’essi costantemente tamburellati dai gonfiabili di cui sopra, nell’ilarità generale confacente allo stile punk-hardcore dei ragazzi di Richmond.

Dopo quasi vent’anni di carriera non è scontato che una band conservi l’attitudine e l’energia degli albori, specialmente quando lo stile musicale è così impegnativo; certo, la voce di Tony è sembrata piuttosto affaticata, soprattutto verso la fine, ma d’altro canto un calo può verificarsi se sul palco si dà tutto senza riserve.

I momenti topici sonos tati raggiunti con Sadistic Magician, Born to Party e The Art of Partying, giusto per ricordare a tutti che “Municipal Waste Is Gonna Fuck You Up!”.

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