ROCK HARD PLUS! dal 16 dicembre lo “Speciale AC/DC”!
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Facendo seguito allo straordinario successo degli Speciali dedicati a Black Sabbath, Iron Maiden, Metallica, Led Zeppelin, Motörhead e Slayer, torna Rock Hard Plus!
A partire dal prossimo 11 dicembre, il nuovo speciale di Rock Hard vi propone, allo straordinario prezzo di Euro 9,90:
- Speciale AC/DC – 100 pagine di interviste, recensioni, concerti, reperti storici e tante curiosità sulla fondamentale hard rock band australiana, nello stesso formato della nostra rivista madre!
Per presentare al meglio questa importante iniziativa, riportiamo qui di seguito le copertina, qualche anteprima degli articoli e l’editoriale, opera dell’autore Stefano Cerati:

Risulta piuttosto facile scrivere una presentazione degli AC/DC.
Basti dire che dopo più di mezzo secolo di carriera sono forse l’unica band, assieme a Bruce Springsteen, a potersi permettere di fare tour mondiali solo negli stadi. Evidentemente i loro inni classici, soprattutto quegli degli anni 70 e 80, hanno attraversato più generazioni e ancora oggi il loro spettacolo è uno dei migliori in circolazione. Angus Young con il suo costume da scolaretto che continua a indossare con naturalezza nonostante i suoi settant’anni, è il simbolo del rock’n’roll più autentico, potente e spensierato. Incarna davvero l’ideale di un novello Peter Pan, l’eterno ragazzo che è innamorato del rock’n’roll. Eppure la carriera dei nostri non è sempre stata tutta rose e fiori, anzi. A metà anni 70 hanno dovuto faticare per emergere nel circuito dei pub australiani dove suonavano per qualche centinaio o forse migliaio di fan. Questo prima di attrarre l’attenzione del presidente della major Atlantic, Phil Carson, che decise di metterli sotto contratto a fine del 1975 e lanciarli a livello internazionale l’anno successivo.

E così i cinque piccoletti di origine scozzese, emigrati in tenera età in Australia, hanno di nuovo dovuto attraversare mezzo mondo.
Per cercare di farsi conoscere, hanno sgomitato facendo leva su spettacoli dal vivo infuocati e pieni di energia con la chitarra del folletto Angus e il carisma del filibustiere Bon Scott. Lui era il prototipo del poeta di strada sporcaccione, tutto dedito all’alcol, al sesso facile e alle droghe. Uno che sarebbe andato d’accordo con Charles Bukowski. Nonostante l’incessante attività dal vivo e i continui album pubblicati, ben cinque nei primi quattro anni, il successo tardava ad arrivare. Anzi, la loro etichetta dopo la pubblicazione di Powerage nel 1978 non era più tanto sicura dell’investimento fatto e pensava di licenziarli. Il punto è che il loro hard rock, il loro boogie metal, ruvido e tagliente, non riusciva a imporsi nelle classifiche, a generare quegli hit di cui la band e l’etichetta avrebbero avuto disperatamente bisogno. C’è voluto un produttore esterno, Mutt Lange, per smussare qualche angolo e rendere la loro musica più commerciabile.

È infatti solo con Highway to Hell del 1979 che cominciano ad assaporare il successo, ma la sfortuna e la tragedia sono dietro l’angolo.
Bon Scott muore a Londra il 19 febbraio 1980 in circostanze misteriose e mai chiarite dopo una notte brava. Quella che poteva essere la fine della band è invece la molla che li spinge a riemergere con un nuovo cantante, Brian Johnson. L’album che decreta il loro successo planetario, Back in Black, diventa nel corso degli anni uno dei dischi più venduti al mondo con 50 milioni di copie complessive. Per tutti gli anni 80 gli AC/DC vivono di rendita pur non producendo altri grandi album. La prima volta che vennero in Italia, nel 1984, a Torino, per il tour di Flick of the Switch con i Mötley Crüe di spalla, suonarono allo stadio Comunale, ma solo nello spicchio della curva, per circa 25.000 presenti.

Gli anni 90 iniziano alla grande con The Razors Edge che risolleva le loro quotazioni e produce il loro ultimo grande classico immortale, Thunderstruck.
Quindi nel decennio riescono a stare a galla ma senza più le folle oceaniche di Donington o di Rock in Rio. L’avvento del grunge e dell’alternative rock sotterra un po’ il buon vecchio rock’n’roll e album non sempre all’altezza delle aspettative, è bene dirlo, non giovano a risollevare le loro quotazioni. Tuttavia gli spettacoli dal vivo sono sempre eccellenti e la marea di classici accumulata negli anni 70 e 80 è sufficiente per riempire di nuovo gli stadi nel nuovo millennio. Infatti gli AC/DC sono diventati ormai una band classica che tutti si sentono in dovere di vedere almeno una volta dal vivo nella vita. Non solo i fan del rock duro che per tanti anni sono stati il loro bacino principale di ascoltatori.

E saggiamente i nostri continuano a riproporre più o meno sempre le solite setlist che infiammano il pubblico.
Gli album pubblicati sono sempre più rari, solo quattro negli ultimi 25 anni, ma del resto non è con questi ultimi che sono diventati famosi. Ormai gli AC/DC sono un’istituzione del rock che è riuscita a superare quasi indenne altri guai come la disgregazione della formazione classica. Il bassista Cliff Williams ha abbandonato alla fine del penultimo tour. Malcolm Young, affetto da demenza senile, ha lasciato la band nel 2014 (nel 2010 dal vivo) ed è morto nel 2017. Il batterista Phil Rudd ha suonato sull’ultimo album ma non compare più dal vivo, non si sa bene per quale ragione. Brian Johnson, grazie a sofisticati apparecchi acustici, è guarito dalla sordità che l’ha colpito nel 2016 obbligandolo a lasciare il tour (le date rimanenti hanno visto Axl Rose alla voce).

Però rimane sempre lui, Angus Young, a garanzia della tradizione e dell’energia irrefrenabile del gruppo.
Una potenza che dal vivo è sempre una macchina ben oliata e potentissima. In questo speciale, come al solito, trovate tutto quello che avreste voluto sapere su ogni album, tante curiosità, aneddoti e foto d’epoca.
Buona lettura!!
Stefano Cerati
Milano 16.07.2025
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