ROCK HARD PLUS! – a partire dal 22 febbraio in edicola lo “Speciale Iron Maiden” e in allegato il libro “I 100 Migliori Dischi Hard Rock (1968-1990)”

Facendo seguito allo straordinario successo dello Speciale Black Sabbath, a partire dal prossimo 22 febbraio Rock Hard Plus vi propone, allo straordinario prezzo all-inclusive di Euro 19,90:

  • Speciale Iron Maiden – 100 pagine di interviste, recensioni, concerti, reperti storici e tante curiosità sulla fondamentale band di Londra, nello stesso formato della nostra rivista madre!
  • I 100 Migliori Dischi Hard Rock (1968-1990) – un libro di 212 pagine sull’epoca dorata dell’hard rock, con tutti i dischi storici – e moltissime chicche per appassionati – che hanno cambiato il volto della musica moderna!

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Per presentare al meglio questa importante iniziativa, riportiamo qui di seguito le copertine, l’editoriale e la prefazione delle due pubblicazioni, opera dell’autore Stefano Cerati:

Con il numero che vi trovate in mano abbiamo affrontato il secondo colosso della musica dura a cui dedicare uno speciale. E se era giusto per ragioni di primogenitura iniziare con i Black Sabbath, maestri dagli anni Settanta in poi, è altrettanto logico proseguire con gli Iron Maiden, una delle band più influenti e più amate dai fan. Proprio nel 2020 sono passati quarant’anni dal loro disco d’esordio e ci sembrava giusto cogliere l’occasione per festeggiare questo prestigioso avvenimento e ripercorrere in loro compagnia i passi di una stupenda carriera che non accenna a voler rallentare. Molti fan conoscono gli Iron Maiden del nuovo millennio, il periodo per così dire più recente, mentre magari non hanno avuto modo di leggere riguardo ai fondamentali album degli anni Ottanta e della loro crescita esponenziale fino a diventare una delle forze più dirompenti di quella decade. È per questo che abbiamo scavato nel loro passato, attingendo in parte al nostro archivio e poi facendo molte ricerche biografiche sulle loro dichiarazioni dell’epoca, ma anche recenti, per ripercorrere questa lunga epopea. Sicuramente la carriera degli Iron Maiden, raccontata attraverso tutti i loro dischi di studio, è un viaggio avvincente che contempla diverse fasi, segnate soprattutto dall’avvicendarsi dei diversi cantanti, da Paul Di’Anno a Bruce Dickinson a Blaze Bayley fino al ritorno dello stesso figliol prodigo Bruce Dickinson in pianta stabile dal 1999 a oggi. Nel viaggio incontreremo gioia ed esaltazione, ma anche momenti difficili e drammatici come la morte del primo batterista Clive Burr al cancro che ha colpito Bruce Dickinson fino alla depressione di metà anni Novanta di Steve Harris. Gli Iron Maiden però hanno dimostrato di avere le risorse per riemergere sempre più forti che mai per continuare indomiti la loro crociata metallica. Anche in questo caso, oltre a tutti gli album di studio, ci siamo voluti soffermare su due momenti salienti della carriera del gruppo, di cui abbiamo voluto parlare. Dapprima abbiamo documentato le sensazioni della reunion del 1999 con Bruce Dickinson e Adrian Smith e l’allargamento della formazione a sei elementi, e tre chitarre, con Janick Gers e poi ci siamo fatti raccontare da loro l’esperienza dal vivo e dei tour, visto che è proprio sul palco che gli Iron Maiden rendono al meglio e possono offrire uno spettacolo sontuoso con grandi luci e allestimenti che ovviamente contemplano le diverse incarnazioni di Eddie. Come al solito non ci siamo fatti scappare tonnellate di curiosità e aneddoti che possano rendere la lettura più interessante arricchendola con immagini d’epoca che magari non tutti potrebbero avere già visto. Up the Irons!

STEFANO CERATI

Quando abbiamo compilato le due parti di 50 anni di Heavy Metal ovviamente molte band sono rimaste fuori. Questo è dovuto al modo in cui abbiamo interpretato il termine heavy metal. In realtà fin dalla sua nascita a metà anni sessanta con Kinks, Cream, Yardbirds, The Who e Jimi Hendrix Experience si è sempre parlato di hard rock. Era semplicemente un rock più duro suonato con amplificazione più potente ma in buona sostanza era tutta musica che derivava dal blues elettrico. È stato solo agli inizi degli anni Settanta che si è iniziato a parlare di heavy metal anche in relazione a un certo di tipo di atteggiamento e di testi. Le prime band a fregiarsi di quella definizione sono state Blue Öyster Cult, Black Sabbath, Humble Pie e Sir Lord Baltimore, anche se se ne è parlato in riferimento a Steppenwolf, Iron Butterfly e a Blue Cheer, ma a ben guardare la maggior parte delle band che sono finite nella prima parte di 50 anni di Heavy Metal erano per la maggior parte band di hard rock. Probabilmente di quel periodo, secondo i canoni di oggi, le vere e proprie band heavy metal sarebbero state solo Black Sabbath, Judas Priest, Budgie, e Motörhead. Poi c’è un nutrito numero di artisti che possono essere considerati sia in un modo o nell’altro visto che nella loro carriera hanno suonato sia hard rock che heavy metal. Parliamo di una folta pattuglia che qui abbiamo ripresentato e che comprende, tra gli altri, Led Zeppelin, Deep Purple, AC/DC, Alice Cooper, Kiss, Van Halen, Scorpions, Ufo e via dicendo. Tuttavia, visto che non vogliamo vendervi la stessa cosa due volte, abbiamo scelto altri album a rappresentarli con recensioni nuove di zecca. Ma oltre a ciò ci sono un sacco di band che erano comunque rimaste fuori perché, con tutta la buona volontà, non era possibile etichettare negli anni settanta Queen, Aerosmith, Boston, Bad Company, Free, Jethro Tull o Allman Brothers come heavy metal. Ci sono dei generi interi che sono rimasti fuori e di cui valeva la pena parlare, tutto il southern rock di Lynyrd, Skynyrd, Blackfoot, Molly Hatchet e ZZ Top e l’AOR di Journey, Foreigner, Toto, Kansas e Styx. L’hard rock alla fine è il rock dei buoni sentimenti, positivo e allegro che non ha la cupezza e la tensione dell’heavy metal per cui era giusto che fosse messo in un libro a parte. Anche per quanto riguarda gli anni Ottanta era difficile considerare band come Tesla, Badlands, Bon Jovi o Europe come heavy metal e quindi le ritroverete tutte qui. Non c’è stata una scena unitaria hard rock, ma piuttosto varie correnti che hanno seguito anche l’evoluzione del rock negli anni. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta andavano forte le contaminazioni con la psichedelia di Pink Fairies, Hawkwind, Steppenwolf o Jimi Hendrix e con il blues di Free, Bad Company, Ten Years After, Amboy Dukes e Humble Pie, con il prog di Jethro Tull, Wishbone Ash e Uriah Heep fino ad arrivare al glam della metà degli anni Settanta con T. Rex, Mott The Hoople, Slade, Sweet e New York Dolls. Abbiamo già nominato i sottogeneri del southern rock e dell’AOR che qui trovano molto spazio per cui non resta che immergerci in questo lungo viaggio attraverso un torrente di chitarre elettriche. Anche in questo caso abbiamo diviso il lungo periodo in due parti perché i nomi di cui parlare sono tanti e volevamo essere certi di non lasciare indietro nessuno tra i nomi più famosi, ma anche quelli più di culto del primo periodo. Per cui arriviamo al 1990 quando già il grunge esisteva come scena musicale ma non era ancora diventato il fenomeno di massa che avrebbe cambiato radicalmente i gusti del pubblico a partire dal 1991 in avanti“.

STEFANO CERATI

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