OZZY OSBOURNE il nostro ricordo
OZZY OSBOURNE il nostro ricordo
OZZY OSBOURNE il nostro ricordo
Parole di Stefano Cerati
After Forever
Ieri sera ero in fila per ritirare l’accredito a The Who e do un’occhiata al cellulare……centinaia di messaggi di chiunque.
Si sparge la voce che Ozzy è morto, una breve ricerca in rete e purtroppo è vero. Il rock che va, il rock che viene.
Mentre due ottuagenari stanno per salire sul palco in buona forma, un 76enne ha esalato le ultime forze per salutare il mondo.
Come qualcuno ha scritto su Facebook, Ozzy è stato la prima persona al mondo a celebrare il suo funerale da vivo.
In questo caso un electric funeral grandioso, struggente, emozionante che ha toccato i cuori dei 40.000 presenti a Villa Park più milioni di persone nel mondo.
La commozione ha raggiunto il massimo quando ha eseguito Mama, I’m Coming Home, e che quella fosse proprio casa sua non c’è dubbio alcuno.
Dopotutto, il 14 di Lodge Road dove è cresciuto dista 500 metri dallo stadio.
Eppure, ritornando con la mente a quei momenti, a quei fotogrammi, ricordo perfettamente che quando ho visto inquadrato da vicino sul maxischermo il volto di Ozzy sembrava già una maschera tragica e di dolore.
Il ritratto della sofferenza fatta uomo, che solo un’enorme forza di volontà aveva tenuto insieme per l’ultima recita.
Infatti ai miei amici presenti avevo confidato con sgomento. “non so neanche se riuscirà ad arrivare a fine concerto”.
Invece ce l’ha fatta, e anche più che dignitosamente e ho accantonato i miei funesti presagi.
Ascolto i Black Sabbath da mezzo secolo, ho comprato il loro album Omonimo l’8 novembre 1975.
Dovevo ancora compiere 14 anni, ho messo su il disco, al buio, i miei genitori erano fuori casa……..e ho avuto paura.
Quel disco, quella canzone, Black Sabbath, con il tuono, la pioggia, quegli accordi lugubri e pesanti e la voce salmodiante di Ozzy hanno segnato la mia vita per sempre.
Beauty in darkness, non riesco a trovare un’espressione migliore per descrivere la loro musica e le sensazioni che ho provato.
I Black Sabbath con Ozzy, assieme ai Led Zeppelin e i Queen degli anni 70, sempre saranno le mie tre band preferite.
Ho continuato sempre a seguire sia i Black Sabbath che la carriera solista di Ozzy e non mi sono mai perso un suo concerto in Italia, né con la band originaria né come solista più svariati concerti all’estero.
Lo ricordo l’ultima volta con i Black Sabbath a Verona e a Firenze Rocks con la sua band in buona forma.
Un’uscita di scena più che dignitosa dove ha cercato di dare tutto se stesso per amore e per rispetto del pubblico che lo aveva fatto diventare una star.
OZZY OSBOURNE il nostro ricordo

Ho sempre visto Ozzy, ad onta del suo soprannome Prince of Darkness, come una persona solare, un giocherellone, una persona buona d’animo.
L’amico e o il fratello maggiore casinista con cui è bello passare una serata al pub a bere e a raccontare storie divertenti.
Ho sempre amato Ozzy per la sua semplicità, per essere genuino e naturale in ogni atteggiamento, figlio del popolo per il popolo.
Senza mai assumere atteggiamenti da rockstar che pure avrebbe potuto permettersi più di molti altri.
Quando sono diventato giornalista, nel 1994, il mio sogno era intervistare i miei gruppi preferiti.
Ozzy è stato uno di quelli che mi ha fatto penare, e molto.
Ma gli perdono tutto perché so che l’affidabilità nelle interviste non era una delle sue doti.
Nel 1998 per presentare la reunion dei Black Sabbath al Gods of Metal, lo intervisto al telefono.
Sono contentissimo, parlerò con Ozzy. Poi qualcosa va storto, lui si arrabbia con me perché gli chiedo se lavorerà ancora con Zakk Wylde.
La prende male e dopo cinque minuti mi attacca il telefono in faccia salutandomi con un…”you know, I am a madman.”
Devono passare molti anni prima di avere un’altra occasione.
Nel 2007 vengono invitati giornalisti da tutta Europa a Londra, eravamo in 27, lo ricordo ancora, per la promozione di Black Rain.
Andiamo in uno spazioso ufficio della Sony dove ci fanno ascoltare l’album e alla fine il rappresentante dell’etichetta ci dice che Ozzy non può venire.
È rimasto al capezzale del figlio malato che deve essere operato di appendicite. Mah.
Per fortuna l’intervista viene recuperata più tardi telefonicamente e questa volta riusciamo ad arrivare fino alla fine.
Gag divertente all’ultima domanda quando gli chiedo se ha già in mente una setlist per il prossimo tour: lui risponde: “I don’t Know” (che è anche il titolo di un suo pezzo famosissimo). Al che io: cool….and then? Muto, purtroppo non ha capito la battuta.
Ultima chance nel 2010, vado di nuovo a Londra, di nuovo a spese mie, per la promozione di Scream.
Questa volta, in cambio della copertina di Rock Hard avrò un’intervista face to face tutta per me.
Sarà la prima (e ultima) volta che potrò incontrare Ozzy dal vivo.
Sono emozionatissimo come uno scolaretto, comincio ad aggirarmi vicino al megahotel di fronte a Hyde Park già due ore prima perché sono ansioso.
Chiedo alla reception dove si trova la lobby dove fanno le interviste e mi danno un’indicazione sbagliata, ci metto mezz’ora a trovare il posto giusto, sudo come un cane e ho il terrore di arrivare in ritardo.
Sono l’ultimo della giornata, saranno state le 6 di pomeriggio. Ozzy è stanco, si vede che parlare gli fa fatica.
Comunque chiacchieriamo amabilmente, nonostante qualche svarione.
Talvolta Ozzy capisce una cosa per un’altra (e vi assicuro che parlo un buon inglese, non ho mai avuto problemi a farmi capire) ma non c’è problema, in sede di trascrizione basta cambiare la domanda e accordarla alla sua risposta.
Alla fine dell’intervista si rilassa finalmente, facciamo la foto di rito, quella che vedete qui e poi faccio una cosa che non ho mai fatto con nessuno (e non farò mai più con nessuno).
Lo abbraccio e gli dico grazie per tutti gli anni di grande musica che ci ha regalato. Lui è sinceramente contento, è allegro e mi saluta con un sorriso.
È ritornato il compagnone di Aston che tutti conoscono, fuori dal ruolo di intervistato che si vede gli pesa.
Questo è il mio ricordo di Ozzy, da allora non lo avrei mai più né incontrato né intervistato.
Fai buon viaggio, la tua musica resterà per sempre, di questo puoi stare sicuro!!!
OZZY OSBOURNE il nostro ricordo