LUPPOLO IN ROCK 2025 il nostro live report

LUPPOLO IN ROCK 2025 il nostro live report

LUPPOLO IN ROCK 2025 il nostro live report

LUPPOLO IN ROCK FESTIVAL, Parco Colonie Padane, 18-19-20 luglio 2025: il nostro live report

di Barbara Volpi e Andrea Raffaldini, foto di Davide Sciaky

Raramente capita di trovarsi a un festival di tre giorni in Italia e di sentirsi subito a casa.
Ottima organizzazione, situazione rilassata e amichevole all’interno di un parco bellissimo sulle rive del Po, metallari da ogni dove arrivati qui con l’unica intenzione di divertirsi a una festa a base di metal e luppolo.

Il venerdì nel tardo pomeriggio salgono sul palco i Classe 99 con le loro sonorità pesanti e sporche, dagli echi alla Alice In Chains.

A seguire i Crimson Dawn con il loro metal epico e un tiro davvero accattivante.
Un applauso anche solo per avere tenuto i cappucci tutto il tempo sotto il sole ancora torrido.

Poi giunge il power metal ben assettato degli Stranger Vision, che incominciano a far carburare gli avventori.

Dopo tre band nostrane si parte con i gruppi arrivati da oltralpe.

I veterani Tygers Of Pan Tang con la bella voce di Jacopo Jack Meille che, accalorato e caloroso, ringrazia il pubblico dicendo:
“Grazie, perché senza di voi noi non saremmo qui”.

I tanti accorsi sono però in attesa del folletto grigio, ossia di Chris Boltendhal, cantante dei tedeschi Grave Drigger.
Band che non delude per attitudine anche se la voce, a tratti offuscata da suoni un po’ impastati, non è più potente come un tempo.

Vero però che ai vecchi zii dell’heavy metal si perdona tutto, e comunque arrivano i superlativi Primal Fear ad alzare del tutto l’asticella.

Il redivivo Mat Sinner, la brava e bella Thalia Bellazecca (praticamente tutti i maschietti erano sotto ipnosi), il chitarrista svedese Magnus Karlsson e il batterista Andé Hilgers sostengono coralmente l’inarrivabile vocalità di Ralph Scheepers.
Un frontman che con la sua fisicità e le sue tonalità che si arrampicano sugli specchi domina completamente la scena.
Grande performance che il pubblico omaggia mentre l’album di prossima uscita Domination viene snocciolato in tutta la sua forza.
Seguono standing ovation finale (anche di quelli che erano già collassati per terra) e commozione da parte dei teutonici per una accoglienza così entusiasta.

Le spillette appese sui giubbotti sono, però, tutte per gli headliner, i danesi Pretty Maids.
Gli si vuole bene come al cugino cappellone afono a cui siamo devoti perché ci ha iniziati alla musica del diavolo.
Questo per dire che la performance non è stata eccellente, solamente è stata benedetta dall’affetto quarantennale dei fan. (Barbara Volpi).

LUPPOLO IN ROCK 2025 il nostro live report

La seconda giornata del Luppolo In Rock inizia con un cielo parzialmente nuvoloso che protegge in qualche modo le teste dei presenti dal sole cocente.

Nonostante ciò, una costante cappa afosa che invoglia al consumo smodato di birra fresca.
In questo contesto emerge la genialata dell’organizzazione, ovvero lattine di buona birra sapientemente tagliate nella parte alta grazie ad un clamoroso cutter che trasforma la lattina in un bicchiere.
In questo modo l’alluminio mantiene fresco più a lungo il nostro nettare preferito. Chapeau!

Ma tornando alla musica, dobbiamo constatare l’ottima qualità dei gruppi italiani chiamati ad aprire e proseguire questa seconda giornata di concerti.

Ad aprire le danze ci pensano i Killerfreaks, formazione di Varese che propone un mix di heavy-horror metal sporcato da influenze punk all’insegna dell’adrenalina pura.
Il look del gruppo, che si presenta con tanto di face painting, sembra un incrocio tra Kiss, Turbonegro e Gli Atroci.
La performance viene promossa a pieni voti grazie a brani coinvolgenti suonati con grande carica e impatto.

Segue a ruota l’hard rock moderno tinto di glam dei Nastyville, formazione all’attivo già da diversi anni che incendia il palco grazie al mix di esperienza e potenza di esecuzione.

Meno tirati e veloci, più raffinati, ma altrettanto entusiasmanti, i milanesi Love Machine.
Formazione storica all’attivo sin dalla fine degli anni Ottanta si confermano una band di prim’ordine grazie alla loro musica heavy metal di pregevolissima fattura.

Tra una esibizione e l’altra, durante le pause, le chiacchiere e le bevute di rito tra stand di dischi e postazioni mangerecce, l’attesa per la calata degli headliner si fa sempre più spasmodica, ma c’è ancora tempo.

Sempre da Milano arrivano i The Headless Ghost.
Con il loro classic heavy metal occulto e sonorità pesantemente influenzate da King Diamond e Mercyful Fate, raccolgono applausi e l’approvazione del grande pubblico.

I WYV85, incarnazione degli storici Wyvern, formazione parmense capitanata da Fausto Tinello, danno lezione di metallo old school suonato alla vecchia maniera, ovvero con cuore, sudore e anima.

Stesso discorso vale per i bolognesi Tarchon Fist, che non hanno certo bisogno di presentazioni, qui è la loro musica diretta e pesante come un macigno a parlare, nel sacro nome del metal anni Ottanta.

Dopo questa tornata di gruppi italiani, tocca agli ospiti internazionali dimostrare il loro valore, a partire dai Crashdiet di Stoccolma.
Il loro hard rock scandinavo è semplicemente incontenibile e coinvolgente.
Tanto che durante il loro concerto incendiario, persino i Running Wild si palesano sulle balconate della struttura centrale all’interno del parco per assistere a parte del concerto di questi inarrestabili musicisti.

Ha davvero stupito invece l’altissima qualità della performance dei Firewind, qui l’asticella si è alzata in modo netto, soprattutto per la prova al microfono e per un Gus G incredibile con la sua chitarra.

Non ci sono dubbi sul perché il compianto Ozzy Osbourne lo abbia scelto in passato come suo chitarrista.
Da segnalare la loro scoppiettante cover del classico Maniac, tratto dalla colonna sonora del film Flashdance.
Un brano che ha fatto ballare alacremente più di una persona.

Finalmente è tempo dei Running Wild, assenti dall’Italia da oltre vent’anni.

Il capitano Rock’n’Rolf e la sua ciurma, terminata l’immancabile intro, fanno il loro ingresso trionfale.
Cannonate come di Fistful Of Dynamite e Piece Of the Action sono seguite senza sosta dai capolavori immortali Bad To The Bone e Riding The Storm.
I suoni provenienti dal palco sono semplicemente perfetti e la band che accompagna il buon Rolf offre una prestazione a cinque stelle, solida, compatta e devastante.
Little Big Horn, Soulless, Under Jolly Roger vengono cantate a squarciagola dai presenti.

Un pubblico caldissimo che ha supportato i pirati tedeschi dall’inizio alla fine dello show.

Purtroppo costatiamo che la venue non è piena, se paragonata allo scorso anno con i Gamma Ray,.
Ci saremmo aspettati una maggior affluenza di pubblico vista la caratura della band e la lunga lontananza dal suolo italico.
Il concerto si conclude con la lunga ed epica Treasure Island, consacrando i Running Wild come re incontrastati del metal piratesco.
Unico appunto, i nostri hanno suonato meno di un’ora e venti minuti, inserendo anche in scaletta un assolo di batteria.
Avremmo gradito due o tre brani in più, ma dalla vita non si può avere tutto (Andrea Raffaldini).

LUPPOLO IN ROCK 2025 il nostro live report
Il terzo ed ultimo giorno del Luppolo In Rock è all’insegna delle sonorità più oscure ed estreme.

Atmosfere che culmineranno nello show di una band più importanti di sempre per la consacrazione del black metal anni Novanta grazie alla sola musica e non per i tragici fatti accaduti in Norvegia in quegli anni lontani.

Anche in questo giorno diverse sono le band italiane che si fanno notare per la bontà della loro proposta.

Si parte con i The Burning Dogma da Bologna, formazione con due dischi in studio all’attivo, dedita ad un Death Metal Melodico dalle tinte gotiche.

Cambio di sound con i Sexperience, il loro groove metal si rivela vincente per impatto e per come la band ha saputo gestire il palco.
Senza tralasciere  per quel tocco di melodia in grado di rendere memorizzabile un brano da chi sta all’ascolto.

La musica si fa ancora più pesante con il death/doom degli In Autumn, autori lo scorso anno del convincente What’s Done Is Done.

I padroni di casa, provenienti proprio da Cremona, Embryo si impongono grazie ad un death metal melodico che richiama band come In Flames, Dark Tranquillity e Paradise Lost.
Davvero un bel concerto sotto ogni punto di vista.

Piano piano, ma inesorabilmente ci si avvicina ai piani alti del bill.

Tocca ai veterani Necrodeath, che in questo 2025 stanno tenendo il loro tour di addio dopo quarant’anni di gloriosa carriera.
Peso, Flegias e compagnia mettono a dura prova i timpani dei presenti con bordate thrash/black potentissime e piene di cattiveria.
Hate And Scorn, Necrosadist, At The Roots Of Evil, fino alla conclusiva Mater Tenebrarum sono un concentrato di rabbia e malignità, suonate con grande precisione e groove da una band che ha scritto pagine importantissime della storia del metal italiano. Probabilmente un posto più alto nel running order avrebbe reso loro ancora più onore.

Da colonne portanti del metal italiano si passa ad una realtà più giovane, moderna e in costante ascesa.

Gli Infected Rain capitanati dalla carismatica Elena Cataraga hanno conquistato il pubblico più giovane e dalle più ampie vedute musicali del festival.

Che si può invece dire dei Coroner?
La leggendaria formazione svizzera si conferma maestra del thrash metal tecnico ancora una volta non si è smentita.
Addirittura ha suonato un brano inedito che finirà sul nuovo disco in uscita ad Ottobre dopo oltre trent’anni di attesa.
Sacrifical Lamb non porta con sé alcuna sorpresa, il sound è quello che abbiamo imparato ad amare, con un bel muro sonoro e tanta grinta.
Il resto del concerto ha visto susseguirsi i grandi classici firmati Coroner, da Internal Conflicts a Semtex Revolution, Masked Jackal e Die By My Hand.
Immensi.

Il sole inizia a calare, creando la perfetta atmosfera per l’entrata sul palco dei Candlemass.

Massimi esponenti del doom metal, nonché tra i migliori in assoluto della giornata.
Su tutti è spiccato indubbiamente un Johan Längqvist in grandissima forma.
La sua prova vocale ha rasentato la perfezione per tecnica e, soprattutto, capacità di interpretazione dei maestosi rituali suonati dagli svedesi.
Bewitched, Under The Oak, l’epica Sweet Evil Sun e Solitude sono riuscite ad incantare in presenti.
L’età avanza ma i Candlemass si sono dimostrati una forza incontrastabile dal vivo.

Il gran finale della giornata e del Luppolo In Rock spetta ai vampiri inglesi Cradle Of Filth.

Dani ed i suoi accoliti hanno pestato al massimo proponendo grandi classici e canzoni più recenti.
The Principle Of Evil Made Flesh, Cruelty Brought Thee Orchids, To Live Deliciously sono solo alcune tra le tante proposte.
Nel corso di tutti questi anni la band ha tenuto show intensi e date totalmente sotto le aspettative, ma quando i nostri sono in forma, lo show è assicurato.
Dani Filth è indubbiamente il mattatore dello spettacolo, pochi come lui riescono a catalizzare l’attenzione dei presenti.
Her Ghost In the Fog congeda la band, salutata a gran voce da un pubblico leggermente meno numeroso rispetto alla giornata precedente.

Termina così una delle edizioni più ambiziose del Luppolo In Rock.

I grandi sforzi organizzativi hanno premiato questo festival divenuto negli anni uno dei più amati in Italia.
Con un bill del genere ci saremmo però aspettati una maggior affluenza in generale. (Andrea Raffaldini) 

LUPPOLO IN ROCK 2025 il nostro live report

Emanuele Biani

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