LINDEMANN il nostro live report
LINDEMANN il nostro live report
Lindemann, Milano, Alcatraz, 12 dicembre 2025, il nostro live report, parole di Barbara Volpi, foto di Davide Sciaky.
Welcome to the pleasuredome! L’invito non arriva dai Frankie Goes To Hollywood ma dal celeberrimo cantante dei Rammstein. Personaggio che, in quanto a lussuria, decadenza e perversioni, non ha mai fatto mistero di saperne un sacco e una sporta. Si entra all’Alcatraz gremito all’inverosimile (con una buona carica di tedeschi in trasferta) e non ci si trova nella solita venue. Sembra piuttosto in un night club di terz’ordine, con ballerine discinte, una tastierista-contorsionista che balla sul palo da pole dance e il resto della band in pieno look fetish che simula mosse lascive.
Till è nel suo ambiente ideale (un po’ come lo è nel Kitkatclub di Berlino) e dà corpo alla sua visione sempre al limite dell’osceno.
Sempre provocatorio rispetto a tutto ciò che il buon costume ritiene accettabile, spingendo il limite sempre un po’ più in là. Non a caso il concerto era vietato ai minori di 18 anni, cosa che non accade quasi mai. Il cabarettista decadente che tanto ridesta l’immaginario licenzioso e malinconico della Repubblica di Weimer snocciola le sue hit. Fat, Und Die Engel Singen, Schweiss e Altes Fleisch, vituperando il microfono nella sua tipica maniera da operaio metallurgico. Le basi industrial si mescolano al tanz metal (i tedeschi dietro di me ballavano che manco all’Oktoberfest) e ai beat elettronici. L’allucinazione da bordello eiacula scene porno in Golden Shower, mentre le immagini scabrose sul grande schermo uniscono il porno ad una lettura ammorbata, malata e borderline. La licenziosità scorre sui riff martellanti di Sport Frei, Tanzlehrerin e Allesfresser.
Blut riporta Lindemann alle sue qualità da crooner ed è qui che riesce a dare il meglio di sé.
Il suo timbro baritonale e melodrammatico è perfetto per dare voce, in un’atmosfera più teatrale e meno da lupanare, alla danza di maschere pirandelliane che Till ama tanto. Un’esplorazione senza filtri e censure delle ombre inenarrabili dell’animo umano. Seguono Prostitution, Praise Abort, Platz Eins, Du Hast Kein Herz, ma nessuno è sconvolto dai paradossi deraglianti. L’atmosfera da baraccone festaiolo si mantiene tale anche durante Skills In Pills, Übers Meer e Knebel. Non importa quanto turpi ed estreme possano essere le suggestioni inscenate. Più che essere in un girone infernale gli avventori si divertono come al circo, con i caratteri felliniani spinti all’estremo che giocano a rimpiattino in un mondo parallelo e notturno.
Till, nel suo bagno di pubblico, trascina le persone a investigare sul loro stesso abisso interiore.
Tuttavia, pochi lo comprendono: i più ammiccano alle stripper e si divertono con gli amici. Dicono meraviglie di un assetto musicale che né propone la possanza compiuta dei Rammstein, né l’intensità dolente del neo-romanticismo. Credo che Mr. Till, nell’affannata ricerca dello scandalo, dello shock e del turbamento, abbia smarrito se stesso e annebbiato il suo potenziale artistico. Peccato.































