KLAUS BYRON – il ricordo di Stefano Cerati

Ricordo di Klaus Byron

Che brutto sabato quello che ho passato quando ho avuto la notizia della scomparsa improvvisa di Klaus Byron.

Con Claudio eravamo quasi gemelli (anche se entrambi testardi capricorni), io nato il 30 dicembre 1961 e lui il 10 gennaio 1962 e per certe cose i nostri caratteri erano speculari.

Ho sempre letto tanto e negli anni 80 le mie bibbie laiche erano Rockerilla, Inferno Rock, H/M, Metal Shock e Flash. Di Flash mi piacevano le retrospettive e le divisioni in categorie, il tentativo di contestualizzare in qualche modo le varie scene in cui si era diviso ormai l’heavy metal negli anni 90. Accanto al metal tradizionale c’era il mondo dell’estremo costituito dal thrash/death/black, quello dello street/glam/hair metal, quello più melodico dell’AOR e del class metal e poi la generazione dell’alternative metal, del grunge e del nu metal. Flash si distingueva dalle altre pubblicazioni, e in particolare dal cugino Metal Shock, per un approfondimento più ragionato dei vari sottogeneri e per questo in breve divenne la mia rivista preferita.

E quando Klaus pubblicò un annuncio sulla rivista in cui cercava collaboratori, io risposi subito. Era la primavera del 1994 e avevo 32 anni, un po’ vecchiotto per cominciare, ma l’entusiasmo e la passione non mi sono mai mancati. Ascoltavo già tonnellate di hard rock e heavy metal, leggevo molte riviste, ero informato e andavo a tutti i concerti possibili. E poi, senza falsa modestia, sapevo scrivere e conoscevo bene l’inglese. Scrissi a Klaus e lui mi prese e di questo lo ringrazierò sempre perché con Flash è iniziata la mia carriere nel giornalismo musicale, quel famoso 12 giugno 1994 con le interviste a Life of Agony, Wino dei The Obsessed e Tommy Victor dei Prong che erano venuti assieme a Milano in tour.

Il resto, come si suol dire, è storia. Abitando a Milano avevo tantissime occasioni di vedere concerti e fare interviste perché tutta la promozione era fatta lì. Lì avevano, e hanno ancora, sede tutte le etichette, i distributori maggiori e gli uffici stampa e così in breve divenni un punto di riferimento sia per Klaus che per Flash. Ho lavorato cinque anni a Flash e con Klaus facevano ogni settimana lunghissime discussioni sul metal e sul Milan, altra nostra grande passione comune.

Klaus era un appassionato, dirigeva Flash con sicurezza e con un piglio ferreo e, da buon toscano, era sempre pronto all’ironia salace e pungente soprattutto nei suoi editoriali dove lui si “divertiva” a litigare con tutto il mondo. Tuttavia era uno che di musica e di giornalismo ne capiva. Eccome. Era un defender e mentre il mondo metal negli anni 90 stava cambiando con l’arrivo del death e del black da una parte e con tutto il grunge, lo stoner e il crossover dall’altra, lui guardava in un’altra direzione. Non penso di dire un’eresia se affermo che anche grazie a Klaus Byron ha avuto grande successo tutto il power metal in Italia.

Lui spingeva e dava copertine a formazioni come Helloween, Gamma Ray, Blind Guardian, Rhapsody, Angra, Manowar e Stratovarius… e il pubblico lo seguiva. Ben presto Flash si fece la fama di rivista per defender, ma era una rivista completa e Klaus sapeva che doveva accettare il confronto, anche con me che in breve ero diventato il suo braccio destro per la mole di lavoro che facevo, almeno 5 o 6 interviste e 15/20 recensioni al mese. E così c’era spazio un po’ per tutto, per gli Emperor, i Morbid Angel, ma anche Korn, Alice in Chains e System of a Down, anche se raramente questa era gente che aveva le copertine su Flash.

E quando Klaus partì col suo mail order Paranoid questo mi fu d’ispirazione. La gente lo conosceva, leggeva le sue recensioni dei gruppi power e poi comprava i dischi da lui. I clienti e i fan si fidavano e accettavano volentieri consigli e suggerimenti. In capo a qualche anno anch’io feci lo stessi e aprì il mio mail order/distribuzione Red Sun nel 1997 che, al contrario di Paranoid di Klaus, era specializzato in stoner, doom, nu metal, crossover, grunge ed estremo, i generi di cui appunto più mi occupavo su Flash. Per cui devo ringraziare Klaus due volte, una perché mi ha fatto iniziare una carriera che dura ancora oggi da 26 anni, e la seconda perché mi ha mostrato quale poteva essere un business legato alla musica. Infatti nel 1997 lasciai il mio lavoro d’ufficio in giacca e cravatta per dedicarmi solo al metal… e ancora lo faccio.

Di Klaus ricorderò sempre gli scherzi, le battute, il suo caratteraccio testardo e pungente da vero toscano, ma anche le lunghe chiacchierate e la sua schiettezza. Se aveva qualcosa da dirti, te lo diceva in faccia, senza peli sulla lingua, ed è una cosa che ho sempre apprezzato. Con gli anni, dopo che ho lasciato Flash per Rumore e Metal Force, i nostri contatti si sono inevitabilmente diradati e ormai lo sentivo solo raramente con qualche messaggio su Facebook.

È comunque una persona che ha significato tanto per me in un certo periodo della mia vita e lo ricordo con grande affetto.

Che il viaggio ti sia lieve Klaus!! Hell Ain’t a Bad Place to Be, Ci ritroveremo lì con Bon Scott… il più tardi possibile.

Stefano Cerati 13.09.20

 

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