JUDAS PRIEST il live report del concerto di Ferrara

JUDAS PRIEST il live report del concerto di Ferrara

JUDAS PRIEST il live report del concerto di Ferrara

Judas Priest + Phil Campbell And The Bastard Sons + Warlord – il live report del concerto di Ferrara
Ferrara, Ferrara Summer Festival, 2 luglio 2025
Parole e foto di Filippo Contaldo

È passato poco più di un anno dal grande successo del concerto tenuto al Mediolanum Forum di Assago (MI).
Evento che i Judas Priest hanno orgogliosamente celebrato sui propri social network, avendo registrato la più alta affluenza di pubblico di ogni altra loro esibizione italiana in Italia.
Rob Halford e soci (vecchi e nuovi) hanno pensato bene di cogliere l’occasione del trentacinquesimo anniversario dell’uscita del loro capolavoro Painkiller, organizzando un apposito tour estivo.

Unica tappa nel Bel Paese è stata proprio quella che si è svolta a Ferrara, nella splendida cornice di Piazza Ariostea, nel pieno centro storico della città.

Un clima caldo, ma non intollerabile, un’ambientazione suggestiva, un pubblico entusiasta e l’onore di trovarsi di fronte, ancora una volta, alle leggende dell’heavy metal, hanno reso memorabile l’esperienza e lasciato tanta voglia di rivedere, si spera presto, il Metal God calcare nuovamente i palchi italiani insieme ai suoi fratelli.

Warlord

Due sono le band che hanno l’onore di aprire le danze; iniziano, così, gli statunitensi Warlord.
Esibitasi a Trezzo sull’Adda (MI) l’autunno scorso, la band è ben felicemente ri-accolta dal pubblico italiano.

Pur avendo dato alla luce un album nel 2024, i californiani preferiscono rimanere nell’ambito del revival, traendo ben sette delle otto canzoni che comporrà la loro scaletta dai loro lavori più risalenti.
In particolare da Rising Out Of The Ashes, del 2002 e soprattutto dalle prime due loro uscite, l’EP Deliver US del 1983 il loro full-length di esordio, And The Cannons Of Destruction Have Begun.

Una scelta a dir poco ben apprezzata dall’ancora non nutritissimo ma certamente coinvolto pubblico.
Audience che, soprattutto nei tratti finali con l’epica accoppiata Deliver Us From Evil e Child Of The Damned ha dato dimostrazione di grande fedeltà a una band certamente tra i pionieri del genere ma che, a conti fatti, non ha ottenuto un successo particolarmente elevato.

Venendo alla performance, buona la prestazione di Giles Lavery, cantante che si è aggiunto alla band solo da un paio di anni.
Il frontman, per attitudine e presenza scenica, incarna alla perfezione lo spirito degli esordi pur essendo nato solo quattro anni prima l’uscita di Deliver Us.
Ottima la sezione ritmica con l’unico membro originale, il batterista Mark Zonder e il grande bassista Philip Bynoe, fedelissimo di Steve Vai.

Phil Campbell And The Bastard Sons

L’ex chitarrista dei Motörhead aveva già aperto per i Judas Priest in occasione del concerto al Mediolanum Forum di cui si accennava.
Particolare non da poco, tra la sua band e gli headliner si erano esibiti anche i Saxon.
Già allora, come anche oggi, la sensazione è stata quella di assistere al concerto di una tribute band, sebbene Campbell abbia anche un proprio repertorio.

Il pubblico attende di sentire principalmente le cover della band di Lemmy, presenza sempre irrinunciabile e ingombrante (con l’accezione più positiva possibile) anche a dieci anni dalla sua dolorosa scomparsa.
Lo stesso è accaduto anche in questa occasione.
Beninteso, a Campbell e alla sua band (di cui fanno parte anche i tre suoi figli oltre al cantante Neil Starr) va dato il massimo rispetto, ma non appare nemmeno particolarmente giusto nei loro confronti che il pubblico, di fatto, non attenda altro che sentire le cover dei Motörhead (tre, in questo caso, Born To Raise Hell, Going To Brazil e naturalmente Ace Of Spades) mentre si disinteressa degli altri pezzi.

Difficile, quindi, dare un’opinione sulla loro prestazione, durata una quarantina di minuti.
Restano sicuramente il tocco inconfondibile di Phil e la grande nostalgia per il mitico Kilmister.

Judas Priest

L’arena del Ferrara Summer Festival ha iniziato a popolarsi a mano a mano che il sole lentamente si apprestava a tramontare.
Alle 21,00 circa il c.d. “pit gold” è gremito di spettatori e anche il parterre ha raggiunto un buon livello di riempimento.
Alla fine, gli spettatori saranno cinquemila, arrotondando per difetto, ottimo risultato soprattutto se paragonato a quello record dello scorso anno.

Come anticipato, questo tour estivo è preordinato alla celebrazione del trentacinquesimo anniversario dall’uscita del mitico Painkiller.
Dal capolavoro del 1990 saranno tratti ben sei brani oltre a una piccola parte di Battle Hymn suonata direttamente dal disco.
Ed è così che, dopo la classica e ormai irrinunciabile introduzione con la registrazione di War Pigs, entrano in scena insieme i cinque alfieri del metallo britannico.
Senza lasciare a Rob l’onore di presentarsi per ultimo, atteso che la prima canzone prevista in scaletta è All Guns Blazing.
Un classico che, come noto, inizia con lo stridulo urlo che recita “Twisting the strangle grip Won’t give no mercy…”.

Appare superfluo dire, che dal primo attimo in cui la band si è palesata sulla scena, il pubblico è andato letteralmente in visibilio.

L’aura del mitico cantante inglese pervade l’intera Piazza Ariostea, poco importa se la sua mobilità è limitata a una lenta camminata.
Ogni passo è un terremoto nei cuori dei presenti, ogni più piccolo gesto scatena reazioni colme di entusiasmo e ammirazione, ogni verso è cantato a squarciagola dai fan, soprattutto durante i ritornelli.

I primi cinque brani hanno l’effetto che un treno in corsa avrebbe su un’automobile bloccata a un passaggio a livello.
Una magnifica devastazione, apprezzabile soprattutto con l’accoppiata micidiale Freewheel BurningBreaking The Law.
Non mancheranno le occasioni per far rifiatare il buon vecchio Rob, come con A Touch Of Evil, Solar Angels (dal non gettonatissimo Point Of Entry, album) e Giants In The Sky.
In generale, la prestazione dei Judas Priest è stata caratterizzata da energia e ritmo, con pochissime pause e un’intensità, anche emotiva, fuori dal comune.

Certo, l’età non gioca a favore quantomeno del Metal God, di Ian Hill e di Scott Travis.

I brani più veloci sono, quindi stati eseguiti a un tempo sì sostenuto, ma compatibile con i limiti fisici che l’anagrafe impone a ognuno di noi.
Non è però mancata in alcun modo la potenza che le loro canzoni trasmettono dal vivo, soprattutto quelle tratte proprio da Painkiller.
Night Crawler, Hell Patrol, One Shot At Glory e la stessa Painkiller hanno fatto tremare le vene nei polsi ai fortunati presenti.

I fan, a fine concerto, hanno anche trovato la forza per aprire un wall of death all’inizio di Electric Eye.
Proprio questo pezzo ha aperto l’encore insieme a Hell Bent For Leather e Living After Midnight.
Il concerto dei Judas Priest è stato davvero molto soddisfacente.
Un sound pieno e cristallino allo stesso tempo hanno esaltato le caratteristiche dei brani della band di Birmingham, di cui non si è perso nulla.
Gli acuti di Rob, gli iconici assoli di chitarra, le linee di basso e i decisi colpi sulla batteria si sono potuti apprezzare nitidamente e in maniera equilibrata.
Il tutto nonostante un volume ragguardevole e adeguato alle esigenti orecchie dei metallari.

Non si sa quante altre volte sarà possibile avere la fortuna di assistere a un concerto di queste leggende viventi.
Tuttavia, se questa fosse stata l’ultima, sarebbe stata sicuramente una chiusura in grande stile.

Setlist

All Guns Blazing
Hell Patrol
You’ve Got Another Thing Comin’
Freewheel Burning
Breaking The Law
A Touch Of Evil
Night Crawler
Solar Angels
Gates of Hell
Battle Hymn (registrata)
One Shot at Glory
The Serpent And The King
Between The Hammer And The Anvil
Giants In The Sky
Painkiller
Electric Eye
Hell Bent For Leather
Living After Midnight

Judas Priest + Phil Campbell And The Bastard Sons + Warlord – il live report del concerto di Ferrara 

Filippo Contaldo

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