HAMMERFALL il nostro live report
HAMMERFALL il nostro live report
Hammerfall e Tailgunner, Milano, Alcatraz, 26 gennaio 2026, il nostro live report, parole e foto di Romano Depolo.
Ci sono due aspetti che legano in modo compatto i due gruppi protagonisti della serata, Hammerfall e Tailgunner. Non ci riferiamo ovviamente a questioni di natura anagrafica o al numero di album pubblicati. È più un modo di interpretare la musica metal incentrato sul passato, ma senza clonare i grandi nomi. Era così quando gli Hammerfall debuttarono tra le macerie create dal ciclone grunge. Ed è così oggi, quando i Tailgunner, incuranti della smisurata importanza che viene data ad aspetti visivi, a eccessi melodici e a travestimenti da saltimbanchi, suonano il loro puro Heavy Metal. Un assortimento perfetto per i fan delle sonorità classiche, una perfetta dimostrazione di come ci sia ancora voglia (e capacità) di suonare con serietà.
Va riconosciuto che la reazione del pubblico ai Tailgunner non è stata caldissima. Un gruppo alle prime esperienze, un album che sarebbe uscito dopo 10 giorni, la classica attesa per gli headliner della serata.
Tuttavia, Thomas Hewson confidava nelle capacità della sua band e così tra corse indiavolate e i voli vocali dell’ottimo Craig Cairns, tutti hanno iniziato a rendersi conto che quei cinque ragazzini sul palco stavano suonando davvero. E che la musica era ottima! Il nuovo album Midnight Blitz non sarà più una sorpresa assoluta per chi ha partecipato al concerto e ha potuto sentire in anteprima brani come la title track , Barren Lands and Seas of Red ed Eulogy. Assoli vorticosi, melodie centrate e mai stucchevoli oltre a un’attitudine perfetta per la serata. Tante buone idee e un enorme rispetto per il passato che non deborda mai nella nostalgia. La performance dei Tailgunner si chiude con una versione velocissima di Guns For Hire. I trenta minuti a loro disposizione sono letteralmente volati via in un attimo, lasciando un gran bel ricordo a tutti i presenti.
È passato poco più di un anno dal precedente concerto degli Hammerfall a Milano (sempre all’Alcatraz), ma la voglia di vedere i cinque templari del metal è sempre molto alta.
A inizio concerto il locale – seppure in configurazione B – è discretamente riempito per tributare il giusto omaggio. C’è da sempre un rapporto particolare tra i nostri fan e il gruppo svedese e anche questa sera la partecipazione del pubblico è stata totale. Non ci sono brani nuovi da promuovere e la set list non si discosta troppo da quella dell’anno precedente. Tuttavia gli svedesi, come sempre, danno il loro massimo per trasformare ogni brano in un evento. È proprio il trasporto dei musicisti e l’energia che scatenano dal palco a rappresentare quel valore aggiunto che caratterizza gli show degli Hammerfall. La loro esperienza sul palco eleva ulteriormente l’alto livello delle composizioni. L’impressione è che la chimica tra i membri non sia solo di facciata (come alcune mosse automatiche dei chitarristi).
I tempi in cui Cans faceva molta fatica a tenere il palco per tutta la durata dello show sono solo un brutto ricordo del passato.
Il cantante non solo riesce a interpretare alla perfezione le varie Heading The Call, Any Means Neccesary e Last Man Standing, ma intrattiene il pubblico con un fare guascone a metà tra Tobias Sammet e Dee Snider. Il momento più toccante della serata si realizza durante la proposizione del capolavoro Glory to the Brave, cantata da tutto il pubblico. Quella di Milano è l’ultima serata del Freedom World Crusade Tour 2026, per cui a fine concerto gli animi sono più rilassati del solito. Tra tanti sorrisi c’è ancora tempo per chiudere con i brani più cadenzati degli Hammerfall, come (We Make) Sweden Rock e specialmente l’inno Hearts on Fire che mette la parola fine a un concerto assolutamente convincente degli svedesi. Non è la prima volta e non sarà stata sicuramente l’ultima!
























