FREEDOM CALL + DRAGONHAMMER + RAVEN’S GATE

FREEDOM CALL + DRAGONHAMMER + RAVEN’S GATE

09/11/2019, REVOLVER CLUB, SAN DONÀ DI PIAVE (VE)

Di ANTONINO BLESI

Dopo l’uscita del decimo e nuovo album M.E.T.A.L. e per celebrare i venti anni di carriera, i teutonici Freedom Call invadono lo stivale con ben quattro date previste, e due band di supporto, con il loro unico e immutabile happy metal, fatto di certezze e positività, sempre e comunque, grazie all’attitudine da consumato performer del leader e cantante Chris Bay.

La serata comincia però verso le 21 con gli spagnoli Raven’s Gate ed un pubblico ancora scarsamente presente ed attivo. Provenienti da Valencia, i quattro ragazzi si presentano con un look quasi gotico e decadente, soprattutto nel cantante Arturo “Megamuerte”, dotato anche di uno strano guanto tecnologico alla mano sinistra, ed un fare molto teatrale, ma una voce non sempre pulita e precisa. Siamo nei pressi di un power metal a là Gamma Ray ma senza una precisa direzione e personalità, piacevole soprattutto nelle parti strumentali e che non scalda molto l’audience, nonostante i tentativi anche molto plateali del cantante, per una mezz’ora che passa senza molti reali sussulti. I Raven’s Gate non sono certamente una new entry, essendo stati formati nel 2011 ed arrivati a due album pubblicati, semplicemente non basta una immagine ostentata e un po’ pacchiana per risultare interessanti e divertenti.

Con i romani DragonHammeR invece, andiamo sul sicuro, grazie a venti anni di carriera, quattro dischi in saccoccia ed una line up parzialmente rinnovata nel 2018 con due nuovi innesti. Qui siamo nei pressi di un Power Symphonic metal molto vicino a Rhapsody (Of Fire ovviamente) e Kaledon, con riff di chitarra arrembanti, le tastiere molto presenti di Giulio Cattivera, la passione del leader e bassista Gae Amodio ed il nuovo singer Luca Micioni, certamente abile a coinvolgere il pubblico con i cori epici di canzoni come Blood In The Sky o DragonhammeR, solido nei registri medi ma non sempre quando la voce si dovrebbe alzare. Tutto molto già sentito in realtà, anche se suonato con sicurezza e buon tiro, ma l’ora a disposizione della band non sempre lascia ricordi emozionanti, soprattutto quando la band prende velocità e ci troviamo davanti ad un suono un po’ anonimo e monocorde. Attendiamo dunque di risentirli con un nuovo disco, per comprendere la reale validità del nuovo singer e se ci sarà una iniezione di novità, in uno stile un po’ statico e senza grandi prospettive.

Quando Chris Bay ed il fido compagno di avventure e chitarrista (dal 2005) Lars Rettkowitz, salgono sul palco con grandi e consueti sorrisi, possiamo ammirare i due nuovi acquisti, l’italianissimo bassista Francesco Ferraro ed il terremotante batterista Timmi Breideband, forse il “migliore in campo” questa sera, potente, preciso, volte quasi devastante. Cambiamenti a parte, la macchina Freedom Call non cambia di nulla il suo stile e la sua direzione, con un power metal sempre solare ed ottimista, e grandi cori da cantare e far cantare al pubblico. Tutto molto pulito e preciso, forse fin troppo, dato che le basi vocali preregistrate nei ritornelli spesso sono veramente molto invasive, anche se il pubblico pare apprezzare la proposta ed anche i lunghi discorsi di Bay tra un pezzo e l’altro, raccontando aneddoti ed il suo modo di vedere il metal ed i suoi fans, sempre molto riconoscente verso chi è venuto a partecipare al concerto e vuole condividere il divertimento. Ecco che così, dal nuovo disco vengono estrapolati nuovi inni come M.E.T.A.L e 111 – The Number Of The Angels, che non sfigurano che le gemme del passato, oppure la super pop The Ace of The Unicorn. Chris Bay si dimostra grande e consumato perfomer nel proporre al pubblico una versione da “defender” (nei testi) di Hallelujah (di Leonard Cohen), e super classici come Union Of The Strong, Freedom Call, Metal Is For Everyone e Warriors. Non c’è tempo per fermarsi, ed i Freedom Call concludono l’ora e mezza abbondante di concerto con Far Away e Land Of Light, cantate più dal pubblico che dal compiaciuto (ed un po’ affaticato) cantante, che porta a casa un altro concerto divertente anche se un po’ prevedibile. Un sorriso te lo strappano i Freedom Call, ma le sorprese stanno da un’altra parte.

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