DREAM THEATER il live report del concerto di Pompei

DREAM THEATER il live report del concerto di Pompei

DREAM THEATER il live report del concerto di Pompei

DREAM THEATER, 02/07/2025, ANFITEATRO DEGLI SCAVI, IL LIVE REPORT DEL CONCERTO DI POMPEI
Parole di Pino Marasco

Un luogo magico, intriso di gloria e rovine, passione e morte, ha fatto da cornice a uno degli appuntamenti più attesi dell’estate metallara.
Il concerto dei Dream Theater all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei.
I colori del tramonto in questo scenario mistico accolgono la formazione newyorchese che si presenta in grande forma sin dalle prime note di Night Terror.
Il suo vorticoso riff squarcia il religioso silenzio in cui si era chiuso un pubblico trepidante e allo stesso tempo consapevole.

Siamo presenti a un evento che resterà nella storia di questa musica.

La formazione è quella che si era ritrovata per la prima volta in studio nel 1999 per la registrazione del capolavoro Metropolis Pt. 2: Scenes From A Memory.
Dall’album vengono riprese in sequenza Strange Déjà Vu, Through My Words, Fatal Tragedy.
L’emozione è palpabile e quanto il pubblico ami queste canzoni è confermato dal fatto che tra le tante magliette che ci sono in giro nel teatro, la più presente è forse proprio quella che rappresenta la copertina di questo intramontabile album.
Panic Attack, quasi un esercizio in precisione e potenza, fa comunque la sua bella figura con le scudisciate di basso di John Myung.
A seguire Barstool Warrior e Peruvian Skies, brano che resta uno dei più amati della carriera dei Dream Theater e che viene proposto con grande trasporto da James LaBrie.

Il frontman si dimostra a suo agio sui toni medi che gli permettono di mantenere ancora intatta la magia della sua voce.

Quando arriva il tempo di Take The Time sala visibilmente l’entusiasmo del pubblico che canta in coro il ritornello.
LaBrie si ritrova a sacrificare la perfetta dizione sull’altare delle note altissime che sono difficilmente alla sua portata oggi.
C’è da dire che il comparto strumentale funziona alla perfezione e resta comunque parte fondamentale musica creata da questa immensa band.

A questo punto arriva un’inaspettata pausa di circa venti minuti, che permette al gruppo di recuperare le energie in questa torrida serata di luglio.

Al ritorno sul palco, quando le luci e i primi suoni di Jordan Rudess ci ricordano che siamo a Pompei, dove nell’ottobre del 1971 suonarono i Pink Floyd.
Nell’arco di quattro giorni, un concerto senza pubblico che cambiò la percezione di fare musica dal vivo e che resta ancora oggi un punto di riferimento inattaccabile per tutti coloro che si approcciano alla materia progressiva.
I Dream Theater non hanno mai nascosto il legame profondo con la musica dei Pink Floyd e la riproposizione di Echoes nella sua interezza è un regalo che la band ha fatto non solo al pubblico ma soprattutto a se stessa.

L’emozione sul volto degli spettatori è stata pari forse solo all’amore che Petrucci e compagni hanno messo nell’esecuzione.

A questo punto la band pensa bene di dare una bella scossa con As I Am, The Enemy Inside, Midnight Messiah, brani dal prepotente impatto ritmico cantati con il giusto piglio da LaBrie.
Adeguato preludio alla lunghissima The Count Of Tuscany, altra gemma che ha conquistato tutti.
Nella sua coda melodica e appassionata si collega direttamente al primo bis della serata, The Spirit Carries On, che vede tutti i presenti in piedi in un altro dei momenti più sentiti.
La serata si conclude con l’immancabile Pull Me Under.

Petrucci e Portnoy sono visibilmente emozionati mentre si godono l’abbraccio del pubblico.

Un ricordo che resterà indelebile nella memoria e nel cuore dei presenti e siamo certi anche nel cuore di tutta la band.

Emanuele Biani

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