The Darkness – Carroponte – Sesto S. Giovanni (MI) – 20.07.19

DI STEFANO CERATI – FOTO MATTEO FERRARI

I The Darkness non saranno la band più originale della terra ma sicuramente sono una delle più divertenti. Justin Hawkins è un vero animale da palco e nella serata giusta, come stasera, riesce a tenere in pugno il pubblico, a farlo ballare, cantare e lo esalta con i suoi vocalizzi che ricordano tanto il compianto Freddie Mercury a cui si ispira. È un trionfo del glam e kitsch con le sue tutine, dalle quali però vuole liberarsi appena possibile, complice il caldo insopportabile che attanaglia Milano in questo mese. Quindi, senza troppe cerimonie chiede se qualcuno del pubblico ha degli short da prestargli. Detto fatto indossa dei pantaloncini buffissimi che rendono la sua immagine tutta tatuata ancora più picaresca. Purtroppo l’esibizione per buona parte è mortificata da un volume non all’altezza e infatti il pubblico si sgola perché venga alzato ma evidentemente ci sono livelli di decibel imposti da regolamenti comunali che non si possono sforare. I The Darkness sanno che cosa piace al pubblico e quindi non si fanno pregare per sciorinare tutti i loro successi, in gran parte derivati dall’album d’esordio, quello che li ha consacrati come una forza nuova in campo hard rock all’inizio del millennio. La ritmata Black Shuck apre le danze, letteralmente, e subito veniamo trascinati in un vortice di riff, assoli, mossette, teatro e cabaret che arricchiscono l’esibizione con Growing on Me. Ci si lascia rapire volentieri dalle melodie zuccherose e seducenti di One Way Ticket e Friday Night ma per contro ci sono anche numeri più robusti e metallici da altri album come Barbarian o l’inno Open Fire che ricorda apertamente The Cult. Il concerto è ormai una festa con i fan che cantano i ritornelli più famosi e con Justin che è il vero mattatore con le sue pose, le mossette e anche, verso la fine dell’esibizione, una cavalcata in spalla a un roadie in mezzo alla platea mentre continua a suonare. Di sicuro The Darkness hanno riportato la sfrontatezza, l’allegria e il glamour nel mondo del rock’n’roll e il concerto si chiude con i numeri che tutti aspettano come I Believe in a Thing Called Love, Get Your Hands Off My Woman e Love on the Rocks With No Ice, quel misto di potenza elettrica, di romanticismo e di urletti acuti sguaiati che hanno fatto la fortuna della band. Nonostante il caldo, le zanzare e il volume non altissimo The Darkness sono riusciti a coinvolgere il pubblico e a farlo divertire in una vera festa del sabato sera.

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