THE BODY – MACAO – MILANO – 29.08.19

DI URLO – FOTO DI FRANCESCA DE FRANCESCHI MANZONI

C’è un’umidità al Macao che si taglia con il coltello, sembra di essere in una foresta pluviale, o forse, considerando il soffitto vetrato del locale, in una serra. La serata dei The Body ha attirato parecchie persone, tanti baffi e una considerevole quantità di bermuda.
Mi vergogno a dirlo ma ascolto con poco interesse le due band di apertura, non mi sento molto coinvolto dalla proposta e il caldo ha la meglio,  provo quindi a prendere fiato nel cortile del locale.
Il palco è pronto ad accogliere la band principale della serata, direttamente da Providence, città natale di H.P. Lovecraft che, in qualche modo, ascoltando la musica dei The Body, sembra avere influito nella proposta musicale del due americano.
Sono molto curioso di sentire come riproporranno le atmosfere dei loro dischi live, I Shall Die Here (2014) e No One Deserves Happiness (2016) sono due lavori molto interessanti, a tratti sicuramente unici, a tratti dispersivi, ma molto intensi. Sul palco sono in tre, batteria, chitarra ed effettistica varia. Il concerto comincia e, sebbene furioso, mi lascia, sin dall’inizio abbastanza indifferente. Tutto è pervaso da qualcosa che definirei come una “ignoranza infantile”, molto “facile”, batteria tellurica, suono della chitarra molto grave, effetti schiacciati dal volume generale e voce che rende ogni brano uguale al precedente, tutto immerso in una ronza perenne che non lascia scampo ai timpani. Mi colpisce la totale mancanza di dinamica, nonostante la gravità del suono, la rabbia è quasi gratuita, a volte senza sbocco. È come vedere un esercito di soldati che marcia con il fango alle ginocchia, lentamente e senza voglia, in una marzialità ossessiva e in cerca di uno sbocco, di una metà, che non arriva mai.

Il concerto mi sembra un’evoluzione di Spacejumbofudge dei Sons of Otis, il suono, la lentezza, la pesantezza sembrano molto vicine ad un disco uscito nel 1996… 23 anni prima. Manca molto di tutta la peculiarità che i The Body hanno su disco, le parti in cui i brani crescono e creano quella strana tensione che porta alla potenza di molti loro lavori, resta solo la violenza che, alla lunga, diventa noiosa.

Il concerto dura poco, forse nemmeno tre quarti d’ora e, detto tra noi, è una nota positiva. È come se la band avesse voluto estrarre dal proprio suono tutte le atmosfere possibili, per sfogarsi semplicemente in una furia sonora continua. Il pubblico è contento,  l’espressione di molti è entusiastica e di altri sfatta, come dopo una mezz’ora in sauna… Il Macao è un locale molto particolare e perfetto per questo concerto, si sta bene, l’albero nel cortile riunisce tutti come una tribù che si nutre di musica e vuole condividere qualcosa di diverso, lontano dagli eventi che oggi stanno divorando lentamente le orecchie dei giovani. E qui, per fortuna, ne vedo tanti. Faccio due parole con qualche amico, scambio qualche parere e torno a casa un po’ deluso.

Nonostante mi aspettassi un concerto differente, ammetto che l’esperienza è stata comunque interessante, non coinvolgente come immaginavo, ma la furia della band, guidata da un batterista vigoroso, merita comunque attenzione. E riascoltare Spacejumbofudge il giorno dopo, quello sì,  mi ha decisamente emozionato.

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