SLAYER + ANTHRAX + ALIEN WEAPONRY THE FINAL COMPAIGN 3/10/2019 HANNS-Martin-Schleyer-Halle, Stuttgart (DE)

DI PAOLO MANZI

FOTO DI PAOLO MANZI

È vero, sono passati da poco in Italia in qualità di headliner per la giornata di conclusiva del Rock The Castle Festival a Villafranca di Verona, quell’occasione è stata l’ultima per poterli vedere in Italia, ma il tour d’addio degli Slayer si è protratto ancora qualche settimana passando per Spagna, Francia, Germania, toccando vari festival ma anche in date singole dedicate alla band.

L’occasione ghiotta e imperdibile, perché l’ultima data in assoluto in tutto il suolo europeo, è stata il 3 agosto in quel di Stoccarda, in una capiente Hanns Martin Schleyer Halle, un palazzetto leggermente più grande del nostrano Mediolanum Forum. Nonostante il tour abbia toccato diverse location teutoniche, tra cui vari festival, si è sfiorato il sold out raggiungendo le 15.000 presenze segno che la voglia di assistere a questo evento conclusivo era davvero tanta.

Anche noi partiamo dall’Italia e in poche ore di auto raggiungiamo la Stoccarda e l’Halle che, dopo poche ore, sarà messa a ferro e fuoco, dal quartetto californiano.

Per una band storica che abbandona un nuovo seme sembra dar speranza per il futuro, il seme piantato dai neozelandesi Alien Weaponry, alle prese con un titanico tour europeo, sono passati due settimane addietro a Milano diventando la rivelazione dell’estate.

Hanno il tempo per suonare solamente cinque brani oltre all’intro, la famosa Haka dei guerrieri neozelandesi, che il batterista Henry de Jong esegue in apertura ad ogni concerto.

Con poco tempo a disposizione la band va subito al sodo lanciano le migliori frecce che aveva al proprio arco aprendo con “Holding My Breath” il pezzo più “commerciale” di tutta la set list grazie ad un ritornello molto orecchiabile.

“Kai Tangata” fa subito presa sul pubblico che dimostra di apprezzare questo sound a metà tra un thrash metal canonico con un refrain serrato alla Pantera e richiami non proprio velati ai primi Sepultura, il tutto ovviamente cantato in lingua Maori.

Se ne vanno troppo presto, tra i plausi del pubblico ma sicuramente sentiremo parlare ancora di questi ragazzi negli anni a venire probabilmente occupando posizioni più alte nei vari running order.

Solo otto brani a disposizione per i newyorkesi Anthrax che partono subito a testa bassa come se fossero loro gli headliner, d’altronde da che si ricordi non si sono mai visti uno Scott Ian o Frank Bello spompati e giù di tono.

Altro discorso invece per Belladonna che se la gioca bene in apertura con “Caught in a Mosh” e “Got the Time” ma ha un vistoso calo di voce già sulle note della successiva “Madhouse”. Ne uscirà comunque bene recuperando punti durante “I am the Law” e “Antisocial” fancendo cantare tutta l’arena.

Impeccabile come sempre il resto della band, con un Frank Bello che calamita l’attenzione del pubblico incitandolo ad ogni occasione.

Arriva poi il fatidico momento, è il momento degli SLAYER ed è ora di dare l’addio ad una band che nel bene e nel MALE ha fatto la storia del thrash metal sopravvivendo a tre decadi tra alti e bassi, resistendo al periodo grunge e vedendo nel Nu Metal un’opportunità per rimanere sulla cresta dell’onda grazie agli Unoly Alliance Tour dei primi anni 2000.

Un telo nero copre il palco mentre la band si prepara al trionfale ingresso sulle note dell’intro “Delusions of Saviour” come ormai accade da quanto è stato pubblicato l’ultimo album della band “Repentless” cui, tra esplosioni, fiamme e un boato emesso all’unisono dal pubblico,  segue appunto l’omonima titletrack.

Nessuna novità nella setlist che resta identica come nel resto del tour, resta invece il piacevole stupore di trovarsi una band ancora in forma smagliante carica ed arrabbiata da cui traspare la voglia di lasciare un segno indelebile anche in quest’ultima data.

Un body surf scatenato parte immediatamente costringendo la security a corse lungo tutto lo stage per recuperare gli scatenati fans teutonici a cui sembra importare poco delle fiamme che a momenti rendono difficoltoso restare nelle prime file.

Così senza quasi rendersene conto, tra gli scambi di guitar solos tra King e Holt il tempo si contrae e trascorrendo più rapidamente di quanto si vorrebbe, attraverso capolavori come “World Painted Blood”, “Postmortem” e “War Enemble”, dove  l’urlo di Tom Aray ancora echeggia tra le mura della Schleyer-Halle.

Sembra quasi inverosimile che un quartetto così informa e rodato, ben ripreso dopo la prematura scomparsa del compianto Jeff Hanneman, abbia deciso di uscire dalle scene. Queste sono le considerazioni che passano per la mente mentre per l’ultima volta proviamo la pelle d’oca da “Disciple” e le prime file condividono il sudore durante le fiammate in “Born of Fire”.

Per il gran finale si susseguono “Season in the Abyss”, “Hell Awaits”, “Raining Blood” , la platea teutonica ormai in visibilio non si trattiene più, partono poghi e wall of death, volano bicchieri e anche qualche scarpa sempre verso l’alto mai in direzione del palco, dove il quartetto continua energicamente e fare il suo lavoro in maniera impeccabile. Quando arriva il momento della conclusiva “Angel of Death” un solo pensiero passa per la mente, VIVA gli SLAYER, se ne vanno da eroi!

A pochi secondi dalla fine un visibilmente provato e commosso Tom Araya saluta per l’ultima volta il pubblico europeo, i 15.000 di Stoccarda ringraziano con lunghissimi cori e ovazioni, non vogliono lasciare l’arena. Ancora durante l’uscita e fuori nei parcheggi si sente inneggiare: SLAYER!!!

Grazie Tom, Kerry, Paul e ovviamente Jeff, ci mancherete anche voi!!!

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