GLOBAL METAL

HR Giger - Cuore di tenebra
di Stefano Cerati

L’heavy metal e l’arte. L’heavy metal è l’arte. Due concetti difficilmente accostabili sicuramente per chi conosce poco questa musica ed il suo mondo, per chi pensa che dietro pelle e borchie, fumo e distorsione non ci sia anche una testa pensante, un cuore di tenebra ed un immaginario che si abbevera alle stimolazioni più cupe, disturbanti e che scandagliano i più profondi recessi dell’animo umano. Chiaramente il tipo di arte che si accosta alla musica heavy metal non è del genere più pacifico, rilassante e confortante, ma si lega più naturalmente ad artisti, scrittori, registi, pittori e scultori controversi, gente che non fa altro che esprimere in altre forme ciò che l’heavy metal racconta con la musica. (continua)

 

IL LATO OSCURO

 

DAVID BERKOWITZ

Mi manda Sam

di Maurizio De Paola

 Sicuramente pochi serial killer, se non nessuno, presentano dei caratteri così anomali e difficili da decifrare come David Berkowitz, meglio conosciuto come il "Figlio di Sam" (Son Of Sam), nome con cui lui stesso firmava una serie nutrita di lettere deliranti spedite alla polizia e ad alcuni giornalisti nella stagione dei suoi delitti, tutti compiuti a New York tra il 1976 e il 1977.
A prima vista, potrebbe sembrare - e per diverso tempo è sembrato che fosse - l'ennesima storia di un assassinio psicopatico e solitario che uccide giovani donne - anzi coppiette - per soddisfare i suoi sadici istinti sessuali e trovare uno sfogo alla sua irrimediabile impotenza. Almeno, questa è l'analisi che all'epoca criminologi ed esperti forensi fecero del profilo psicologico di Berkowitz per trovare una motivazione "ragionevole" ai suoi delitti. L'infanzia infelice e il cattivo rapporto con la madre adottiva fecero il resto nel definire il quadro di una personalità gravemente compromessa e segnata dal rancore verso il genere femminile che poi sarebbe sfociato nella sua scia di crimini.  (continua)

Continua

 

 

In Edicola : contenuti nuovo numero

 

ACCEPT
Al cuore di metallo non si comanda
Alzino la mano quanti avrebbero scommesso su di una ennesima reunion degli Accept? Oppure no, tutto era già previsto, dopo le acclamate date del 2005. Quello che non si poteva sapere era che l’elemento Udo, la variabile impazzita, avrebbe detto di no. I suoi compagni però erano più che determinati a riportare permanentemente in vita uno dei nomi più storici ed acclamati dell’heavy metal degli anni ’80 e l’occasione si è presentata sotto forma di un nuovo cantante, Mark Torrnillo, ex TT Quick. Con lui hanno registrato il nuovo capitolo Blood Of The Nations, il primo album dopo quattordici anni, esattamente da Predator del 1996. Abbiamo avuto modo di incrociare telefonicamente un entusiastico Wolf Hoffman, da sempre leader della band, che ci svela i retroscena sia del disco che della reunion stessa.

 


BLACK LABEL SOCIETY
Ribellione in nero
Suonano le campane della rivolta che chiamano a raccolta il popolo dei Black Label Society. Zakk Wylde, ultimo dei grandi rock agitatori di folle e sobillatore di masse, pubblica il suo nuovo capitolo ad alto voltaggio messianico, Order Of The Black, dimostrando che,  modificando i fattori (membri del gruppo), il prodotto non cambia, specialmente quando l'unico fattore che conta è lui.

BLACK COUNTRY COMMUNION
Let The Music Do The Talking
Da un’idea di Kevin Shirley, produttore al platino, e di sua maestà Glenn “The Voice of Rock” Hughes nasce un quartetto pronto a rinnovare con freschezza il concetto di supergruppo. Accanto a Glenn, si schierano Jason Bonham alla batteria, Led Zeppelin di nome e oggi anche di fatto; Derek Sherinian, tastierista di rango, che nonostante l’estrazione jazz, è da sempre ambitissimo nella scena rock (dai Kiss ai Dream Theater fino a Alice Cooper e Billy Idol); Mr. Joe Bonamassa, che dopo aver iniziato alla corte di B.B. King a soli dodici anni, è oggi uno dei virtuosi più apprezzati al mondo. Insieme sono Black Country Communion e il loro primo album Black Country arriverà su Mascot in tutto il mondo il 20 settembre. Ce lo racconta in anteprima un eterno ragazzo, inguaribile appassionato di rock d’autore.

SONIC SYNDICATE
Night Stalker
Esplosi grazie a Only Inhuman e in grado, ancora oggi, di dividere pubblico e critica, i Sonic Syndicate sono pronti a tornare con We Rule The Night, disco deciso ad aprire nuove porte e a confermare quanto faticosamente guadagnato. Con noi Nathan J. Biggs, cantante e ultimo acquisto della band.

SOULFLY
Rise Of The Titans
Settimo disco in studio per i Soulfly, formazione che non ha certo bisogno di presentazioni e che si dimostra, oggi, più solida e affiatata che mai. A rappresentare l’importante traguardo Omen, lavoro che riporta in primo piano tutta l’irruenza e la spontaneità mostrata in passato senza rinunciare a importanti prospettive future. La parola a Max Cavalera.

UNISONIC
Masters Of Rock
Una nuova band è pronta a conquistare il mondo del rock duro e i suoi protagonisti sono ben più che noti: Kosta Zafition e Dennis Ward dei Pink Cream 69, Mandy Meyer (ex Krokus, Gotthard, Asia) e lui, Michael Kiske, una delle voci più belle e influenti di tutti i tempi, che con gli Helloween ha scritto pagine indelebili della storia del metal. Dopo una crisi profonda che gli aveva fatto rinnegare il suo passato per esplorare differenti lidi (perfino il pop), Michael oggi grazie agli Unisonic torna a casa ed è eccitatissimo nel raccontarci in anteprima questa nuova avventura.

 



IRON MAIDEN
Nello Spazio Profondo
 

di Götz Kühnemund 
traduzione e adattamento di Maurizio De Paola
Steve Harris non è soltanto il leader indiscusso degli Iron Maiden ma anche il loro più grande fan e questo gli fa vedere le cose in modo diverso. Molti fan, quando hanno saputo che il titolo del nuovo album degli Iron Maiden sarebbe stato The Final Frontier, hanno avuto il timore che questo preludesse ad una uscita di scena prossima della band inglese o comunque alla chiusura definitiva di un ciclo musicale e umano. Harris rassicura che non è così e che, invece, si tratta di un ritorno (anche se parziale) alle atmosfere fantascientifiche di Somewhere In Time, direttamente ispirato dalla passione comune di tutti i membri del gruppo per Star Trek. Ovvio che il nuovo album della band inglese sia per molti l'avvenimento musicale dell'anno (e forse non solo musicale) e che sia un lavoro da ascoltare più volte, a cui dedicare un'attenzione che certo non viene rivolta per gran pare delle nuove uscite discografiche.