GLOBAL METAL

HR Giger - Cuore di tenebra
di Stefano Cerati

L’heavy metal e l’arte. L’heavy metal è l’arte. Due concetti difficilmente accostabili sicuramente per chi conosce poco questa musica ed il suo mondo, per chi pensa che dietro pelle e borchie, fumo e distorsione non ci sia anche una testa pensante, un cuore di tenebra ed un immaginario che si abbevera alle stimolazioni più cupe, disturbanti e che scandagliano i più profondi recessi dell’animo umano. Chiaramente il tipo di arte che si accosta alla musica heavy metal non è del genere più pacifico, rilassante e confortante, ma si lega più naturalmente ad artisti, scrittori, registi, pittori e scultori controversi, gente che non fa altro che esprimere in altre forme ciò che l’heavy metal racconta con la musica. (continua)

 

IL LATO OSCURO

 

DAVID BERKOWITZ

Mi manda Sam

di Maurizio De Paola

 Sicuramente pochi serial killer, se non nessuno, presentano dei caratteri così anomali e difficili da decifrare come David Berkowitz, meglio conosciuto come il "Figlio di Sam" (Son Of Sam), nome con cui lui stesso firmava una serie nutrita di lettere deliranti spedite alla polizia e ad alcuni giornalisti nella stagione dei suoi delitti, tutti compiuti a New York tra il 1976 e il 1977.
A prima vista, potrebbe sembrare - e per diverso tempo è sembrato che fosse - l'ennesima storia di un assassinio psicopatico e solitario che uccide giovani donne - anzi coppiette - per soddisfare i suoi sadici istinti sessuali e trovare uno sfogo alla sua irrimediabile impotenza. Almeno, questa è l'analisi che all'epoca criminologi ed esperti forensi fecero del profilo psicologico di Berkowitz per trovare una motivazione "ragionevole" ai suoi delitti. L'infanzia infelice e il cattivo rapporto con la madre adottiva fecero il resto nel definire il quadro di una personalità gravemente compromessa e segnata dal rancore verso il genere femminile che poi sarebbe sfociato nella sua scia di crimini.  (continua)

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GLOBAL METAL - 09/04/2009

HR Giger - Cuore di tenebra

di Stefano Cerati


Giger aveva conosciuto già nel 1983 Martin Ain e Tom Warrior ed era stata presa la decisione di mettere un dipinto dell’artista su un album del gruppo. Ma fu solo due anni dopo, quando ormai gli Hellhammer si erano dissolti ed erano nati i Celtic Frost, che questo si realizzò con l’apparizione di Satan I sulla copertina di To Mega Therion. Il tema apocalittico e religioso visto in chiave molto radicale e scabrosa si lega perfettamente sia alla musica che all’immaginario della band e del disco. Satana rappresentato nella sua forma più feroce di caprone usa Cristo in croce come fionda pronto a sparargli un proiettile nella schiena. È davvero un’immagine fortissima ed impressionante, ovviamente tutta virata in varie tonalità del nero e del grigio, i suoi colori classici, adornata con croci, pugnali e demoni che spuntano dalla coda di sinistri tentacoli di Satana.
Nel 1985 anche i Dead Kennedys hanno l’idea di usare un’opera di Giger come poster interno del loro Frankenchrist (ecco il tema religioso deviato che ritorna). Sfortunatamente il dipinto, Penis Landscape, che mostra un nutrito numero di peni impegnati in rapporti sessuali, fu giudicato osceno e la band fu accusata di distribuire materiale pericoloso per i minori. Questo recò un grave danno economico all’etichetta Alternative Tentacles di Jello Biafra che stampò il disco che includeva il poster. Non si capisce tuttavia perché, se Penis Landscape è considerato a buon diritto un’opera d’arte, contestualizzarne il suo uso in disco, sia un’azione illegale. E sì che ormai l’artista svizzero si era guadagnato fama internazionale con la creazione del mostro di Alien nel 1980. Miglior sorte ha avuto il dipinto Hommage A S. Beckett I che campeggia sull’esordio del gruppo death metal tedesco Atrocity Hallucinations nel 1990. Ancora una volta si tratta di un soggetto biomeccanico deformato in cui si intuisce una forma umana incastonata in una specie di motore. Chiaramente l’opera si collega perfettamente con la realtà visionaria distorta prodotta dalle allucinazioni del titolo dell’album.  (continua sulla rivista)

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IL LATO OSCURO - 09/04/2009

DAVID BERKOWITZ
Mi manda Sam

di Maurizio De Paola

Sicuramente pochi serial killer, se non nessuno, presentano dei caratteri così anomali e difficili da decifrare come David Berkowitz, meglio conosciuto come il "Figlio di Sam" (Son Of Sam), nome con cui lui stesso firmava una serie nutrita di lettere deliranti spedite alla polizia e ad alcuni giornalisti nella stagione dei suoi delitti, tutti compiuti a New York tra il 1976 e il 1977.
A prima vista, potrebbe sembrare - e per diverso tempo è sembrato che fosse - l'ennesima storia di un assassinio psicopatico e solitario che uccide giovani donne - anzi coppiette - per soddisfare i suoi sadici istinti sessuali e trovare uno sfogo alla sua irrimediabile impotenza. Almeno, questa è l'analisi che all'epoca criminologi ed esperti forensi fecero del profilo psicologico di Berkowitz per trovare una motivazione "ragionevole" ai suoi delitti. L'infanzia infelice e il cattivo rapporto con la madre adottiva fecero il resto nel definire il quadro di una personalità gravemente compromessa e segnata dal rancore verso il genere femminile che poi sarebbe sfociato nella sua scia di crimini.
A prima vista... appunto. Ma sin dall'inizio, qualcosa non quadra nella storia di Figlio di Sam. Anzi, dalla fine, ovvero dal momento in cui viene catturato, il 10 agosto del 1977. Qualcosa non quadra a tal punto che, dopo un processo e una condanna a 365 anni di reclusione e dopo che tutti sembrano contenti di aver risolto il caso e messo fine alla parabola assassina di un efferato serial killer, nel 1996 il giornalista John Hockenberry chiede ufficialmente la riapertura del caso e, dal 2004, il file "Son Of Sam" presso gli archivi dell'FBI è classificato open case.
Cosa c'è che non quadra in questa storia?
Per scoprirlo dobbiamo ripercorrerla dal primo delitto, avvenuto il 29 luglio 1976 nel North Bronx. Due ragazze, Donna Lauria (18 anni) e Jody Valente (19 anni) stanno discutendo in auto quando si avvicina a loro un uomo a viso scoperto che, senza dire nulla, estrae da un sacchetto della spesa una pistola 44 Bulldog e apre il fuoco. (continua sulla rivista)



 

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